Coelum Astronomia 214 - 2017 - Page 211

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Una rappresentazione artistica della figura della Lira, qui nella versione meno canonica che prevede la presenza di un rapace che trattiene lo strumento musicale tra le sue zampe. Cortesia: GPNoi.

Nella Storia

Laddove la Via Lattea attraversa la volta celeste in tutta la sua magnificenza, oltre che a regalare quello che è forse lo spettacolo più bello della natura – ove questo è ancora apprezzabile – essa eleva così tanto la densità stellare che alcune delle costellazioni stagliate su di essa sono spesso inquadrate con difficoltà. È proprio questo il caso della Lucertola, una figura che non conta, purtroppo, un gran numero di afficionados perché incastrata tra il Cigno, Cassiopea, Pegaso e il Cefeo, che più facilmente attraggono l’attenzione per la mole di meraviglie celesti che offrono. Ma, a ben guardare, la piccola Lucertola si difende bene, presentando anzi l’opportunità di godere di alcune visioni mozzafiato con telescopi medio-grandi e ospitando uno degli oggetti più importanti ed emblematici dell’universo extragalattico. Andiamo ora a scoprire i segreti e le curiosità di questa costellazione, in questa prima parte del nostro viaggio nella Lucertola.

La Lucertola fece la sua comparsa nei cieli ufficialmente nel 1690, allorché la vedova di Johannes Hevelius, Elisabetha, decise di pubblicare postumo il Firmamentum Sobiescianum, atlante celeste compilato dall’astronomo polacco negli ultimi anni della sua vita e completato nel 1687. Fu questo il primo atlante a rivaleggiare, in termini di accuratezza dei dati e utilità, con l’Uranometria di Bayer. Hevelius fu infatti un preciso astronomo osservativo, probabilmente il più attivo osservatore della seconda metà del XVII secolo. Le posizioni stellari ivi inserite vennero ricavate dal suo personale catalogo, che venne pubblicato proprio assieme all'atlante. Una piccola curiosità: il Firmamentum fu l’unico atlante celeste a rappresentare le costellazioni così come queste apparirebbero su un globo celeste, un “formato” all’epoca assai in uso, e non come in realtà vengono realmente osservate, da un punto di vista prettamente geocentrico. Tra alcune nuove figure celesti, introdotte da Hevelius con lo scopo di arricchire i cieli laddove apparivano poveri di stelle luminose, vi era quella che egli chiamò “Lacerta sive Stellio”, disegnata su una decina di deboli stelle rimaste fino ad allora anonime. La scelta, a suo dire, venne motivata dal fatto che «…in un’area così stretta, solo una lucertola può trovar posto».

A ben guardare, la nuova figura disegnata da Hevelius stesso ricorda più forse un topo che un piccolo sauro, come lo Stellione, una specie di rettile squamato diffuso nelle aree più calde del Mediterraneo. Essendo così recente, tale costellazione non ha certo una mitologia da raccontare ma è doveroso accennare a come di lì a poco fu bersaglio di due noti astronomi dell’epoca che per arruffianarsi i potenti regnanti di allora “cambiarono i connotati” alla Lucertola. Il primo tentativo fu quello del francese Augustin Royer, che nel 1679 costituì la nuova costellazione “Sceptrum et Manum Iustitiae” (lo Scettro e la Mano della Giustizia), dedicandola a Luigi XIV. Sulla falsariga, nel 1798 il tedesco Johann Elert Bode sostituì alla Lucertola una figura simile a un trofeo celeste: composta da una corona nella parte più a nord e da una spada avvolta in un ulivo nella parte meridionale, simboleggianti la volontà di pace operosa del sovrano di Prussia Federico II. Tale figura infatti venne chiamata da Bode “Honores Federici” (la Gloria di Federico). Entrambe le strane costellazioni raffiguravano chiaramente attributi regali di due sovrani allora regnanti. Ma alla fine di tutto, la lucertola rimase nel cielo a completare la già ricca varietà dello zoo celeste e ponendo fine a tanta inutile cortigianeria. Come ebbe a dire il grande Camille Flammarion «…è la Lucertola che rimase. La gloria di Luigi XIV, così come più tardi la Gloria di Federico, si è dileguata nei cieli, e l’inoffensivo animale è ancora là, indubbiamente stupito di tanto onore».