Coelum Astronomia 214 - 2017 - Page 16

di Marco Galliani - Media INAF

Non li vediamo, ma sappiamo che ci sono. Non abbiamo strumenti per “pesarli”, ma riusciamo a stimare la loro massa grazie agli effetti che esercitano sulla materia che li circonda. Di buchi neri ormai ne conosciamo a iosa. Ce ne sono di quelli che gli astronomi chiamano di “taglia stellare”, perché nel loro cuore stipano, compressa all’inverosimile, una massa equivalente a quella di qualche Sole, al massimo alcune decine. E ce ne sono di decisamente più massicci, anzi supermassicci: per farne uno così, di stelle come la nostra ce ne vorrebbero milioni o addirittura miliardi. Buchi neri di questa taglia XXL sono soliti bazzicare i nuclei centrali delle galassie, Via Lattea compresa.

Tra i primi e i secondi, in termine di massa, c’è un salto enorme: quelli stellari sono almeno centomila volte meno “corposi” di quelli supermassicci. Possibile che in questo sterminato intervallo non ci siano buchi neri di massa intermedia? La domanda è tanto più importante in relazione al come i buchi neri oversize abbiano raggiunto le loro ragguardevoli misure: si pensa che la loro massa sia cresciuta nel tempo, fagocitando progressivamente materia catturata dalle regioni circostanti grazie alla loro eccezionale forza di attrazione gravitazionale. Se così stanno le cose, nell’universo allora dovrebbero esserci moltissimi buchi neri in queste fasi di crescita, e potremmo trovarne

Quei buchi neri che mancano all’appello

Dove sono i buchi neri di massa intermedia che ancora fatichiamo a trovare nell’universo? Uno studio recentemente pubblicato da due ricercatori in Israele e negli USA prova a dare una risposta. Con il commento di Mario Spera, ricercatore dell’Inaf a Padova

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