Coelum Astronomia 214 - 2017 - Page 153

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le righe risultavano regolari, segno che avevamo lavorato molto bene e che saremmo riusciti a parabolizzare lo specchio in un tempo ragionevole, mantenendo un profilo “morbido” senza gradini né errori zonali. Eravamo sulla giusta strada, finalmente!

L’ultima fase di lavorazione è la parabolizzazione che consiste in un processo iterativo di lavorazione e successiva misura, dove lo specchio viene scavato in maniera appropriata per quei pochi micron rimanenti, in questo caso circa due, in modo da rendere la superficie ottica una parabola “quasi perfetta”, come richiede un telescopio Newtoniano. La parabolizzazione è sicuramente la fase più affascinante, se si pensa che alla fine si ottiene una superficie con errori di forma sicuramente inferiori a 100 nanometri rispetto alla parabola perfetta, ovvero di un decimillesimo di millimetro, e questo su una superficie di quasi un metro quadrato. Questa operazione è spesso problematica e altalenante nei risultati essendo il metodo di correzione ottica di tipo manuale e basato molto sull’esperienza. Inoltre non si può mai dire quanto tempo ci vorrà: si possono impiegare poche ore come molte decine di ore, questione di abilità, conoscenze, esperienza e rarissimamente anche di fortuna. Qui la metodologia di misura risulta un fattore fondamentale per la buona riuscita.

La fase di parabolizzazione ci ha impegnato per altre 40 ore di lavoro effettivo intercalate da molte ore necessarie per misurare con accuratezza la forma dello specchio. Sono stati utilizzati i metodi di misura del reticolo di Ronchi e della maschera di Couder, che al termine delle lavorazioni ha decretato che lo specchio ha una correzione ottica addirittura dell’ordine di 1/8 di lunghezza d’onda (picco-valle sul fronte d’onda), a mio parere comunque un po’ oltre il limite dell’errore di misura, e una focale di 5007 mm.

Era il 29 luglio 2014: lo specchio primario era finalmente finito. Serviva però la prova definitiva sul campo che avrebbe permesso anche di collaudare definitivamente la parte meccanica.

I tre specchi del telecopio: sopra, il primario da 1016 mm, a destra in alto, il secondario piano da 350 mm e a destra il terziario piano con asse minore da 160 mm.