Coelum Astronomia 214 - 2017 - Page 144

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Coelum Astronomia

Il 2012 incoronò regina la C/2009 P1 Garradd, cometa bellina ma molto tranquilla, risultata visibile in piccoli binocoli per mesi, arrivando a brillare attorno alla sesta magnitudine in gennaio.

Il 2013 si annunciò come l’anno delle grandi comete. Erano infatti attesi due “astri chiomati” che secondo le previsioni parevano dover rimanere scolpiti nella mente degli appassionati. Tra l’altro il nostro emisfero era favorito per l’osservazione. A marzo ecco arrivare la C/2011 L4 PANSTARRS che, appena dopo la sua scoperta, pareva destinata a raggiungere una notevolissima luminosità, brillando di magnitudine negativa. Successivamente le osservazioni modificarono notevolmente la curva di luce prevista. Alla prova dei fatti arrivò alla notevole ma non esaltante magnitudine +2. Bellissimo il contesto nella quale si mostrò nei giorni successivi il passaggio al perielio, immersa nel tramonto. La PANSTARRS, soprattutto per la sfavorevole prospettiva, non è ricordata come una grande cometa ma è risultata visibile con piccoli strumenti anche dalle città, grazie al suo nucleo molto condensato. Da luoghi più favorevoli fu facilmente osservabile a occhio nudo. Non sviluppò però una grande coda, fattore che la penalizzò sicuramente, come la penalizzò un meteo incredibilmente avverso, che costrinse gli appassionati ad attendere qualche raro spiraglio tra le nubi per ammirarla.

Verso le 14:00 TU del 4 novembre 2010, la sonda Deep Impact ha sorvolato la cometa Hartley 2 a quasi 23 milioni di chilometri di distanza dalla Terra, realizzando una serie di immagini che i tecnici della NASA non hanno esitato a definire straordinarie. L’aspetto del nucleo cometario, lungo circa 2 km e largo circa 500 metri, è quello di un birillo da bowling.

A sinistra. L’immagine più dettagliata ripresa dalla sonda Deep Impact, realizzata alle 13:50 TU quando la sonda si trovava a 700 km di distanza dalla Hartley. La cometa è reduce dal passaggio al perielio, che sta provocando una più intensa evaporazione del ghiaccio che ricopre il nucleo, con getti di polvere e di vapore in uno scenario fatto di polveri illuminate dal Sole che vanno a formare la chioma della cometa. Ed è proprio questo il paesaggio svelato dalle fotocamere della sonda, che grazie ad un’alta risoluzione di 7 metri per pixel. Sono riuscite ad evidenziare anche i crateri e le spaccature del nucleo.

A destra. Un’immagine ancora più dettagliata mette in risalto questa grande roccia spaziale che emerge da un mare di polveri e gas emessi durante i continui fenomeni di violenta degassificazione del nucleo.