Coelum Astronomia 214 - 2017 - Page 143

Incredibile il caso della 17P/Holmes che, pur a grande distanza dal Sole, ripropose nell’ottobre del 2007 un outburst andato in scena più di un secolo prima, aumentando in poche ore dalla mag. +17 alla +2. Fu visibile dapprima come una stellina perfettamente puntiforme, che si trasformò in seguito in una bolla sempre più grande (ad un certo punto la valutai estesa un grado circa!). Più che una cometa sembrava una nebulosa planetaria. Ricontrollando i miei appunti, verifico di averla vista ad occhio nudo per ben quattro mesi!

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A destra. La 17P/Holmes ci ha riservato anche l’emozione di un transito nei pressi di Mirfak, la stella alfa del Perseo, velandone la luce con gli strati più esterni del suo guscio. La straordinaria fotografia che ha “fermato” l’incontro è stata scattata la notte del 17 novembre alle 01:00 TL da Michele Bortolotti – Circolo Astrofili Veronesi.

A fine 2007 la 8P/Tuttle superò di poco la sesta magnitudine e la soglia della visibilità ad occhio nudo. Nel penultimo giorno di quell’anno la cometa finì tra i… bracci di M 33.

Più di un anno dopo apparve la C/2007 N3 Lulin che diede il meglio di sé nel febbraio 2009, raggiungendo la quinta magnitudine. La cometa mostrò per un po’ di tempo l’anticoda anche in visuale. Il 23 febbraio transitò prospetticamente nei pressi di Saturno e fu rilevabile ad occhio nudo. Successivamente perse rapidamente luminosità.

Nel 2010 si misero in luce due comete, la C/2009 R1 McNaught e la 103/P Hartley 2. La McNaught sfiorò la quinta magnitudine a inizio estate. Era però posizionata malissimo in cielo, bassissima tra le luci del crepuscolo mattutino prima e di quello serale poi, particolare che la rese preda di pochi. Eppure anche in quelle condizioni non fu difficile individuarla anche con piccoli binocoli, visto l’aspetto molto compatto. Nei giorni intorno al perielio mostrò un aspetto quasi stellare e una sottile coda di gas.

A ottobre la 103P Hartley 2 “sfiorò” la Terra passando a soli 18 milioni di chilometri dal nostro pianeta, scendendo di pochi decimi sotto la quinta magnitudine. Nonostante l’ottima luminosità raggiunta, che la rese visibile ad occhio nudo sotto cieli molto scuri (io stesso l’ho potuta percepire senza strumenti), non fu l’oggetto che molti speravano. La sua luminosità si diluì infatti su una vasta area e mancò un nucleo vistoso. Anche la coda lasciò a desiderare in visuale, confondendosi con la chioma, risultando percepibile come una leggera estensione di questa. Memorabili però alcuni incontri con oggetti deep sky famosi come il Doppio ammasso del Perseo e i tre ammassi aperti Messier dell’Auriga.