Coelum Astronomia 214 - 2017 - Page 132

Giannantonio Milani

Appassionato di comete da quasi cinquant'anni coordina la Sezione Comete della UAI. Ha collaborato a vari progetti tra i quali l'International Halley Watch e The International Comet Quarterly. Dal 2003 guida il Progetto CARA che riunisce un gruppo di appassionati all'osservazione e allo studio delle comete. Autore di numerosi articoli su riviste nazionali ed internazionali. È Presidente dell'Associazione Astronomica Euganea.

osservative visuali e fotografiche e le nuove tecniche digitali. La disponibilità di camere CCD e dei primi programmi di misura e elaborazione di immagini ha aperto prospettive inattese nelle osservazioni cometarie.

Se nelle riprese a largo campo della coda le fotografie su pellicola hanno fatto ancora da padrone, nella chioma il CCD ormai dominava la scena incontrastato. L’evoluzione della cometa, e i cambiamenti prospettici legati al reciproco movimento della cometa e della Terra, sono stati seguiti e documentati con tutti i mezzi. Avvenimenti inattesi, come l’apparizione delle strie sulla coda di polveri, la scoperta della coda di sodio, e poi gli scambi di impressioni ed emozioni tra le persone, i contatti con i professionisti, hanno reso il periodo molto elettrizzante. Non dimentichiamo che ad accendere gli entusiasmi aveva già contribuito nel 1996 la fulminea e spettacolare apparizione della cometa 1996 B2 (Hyakutake), con il suo fantastico passaggio ravvicinato del 24-25 marzo 1996. Che per me rimane fino ad ora in assoluto la cometa più affascinante che ho potuto vedere. Un attimo fuggente, ma davvero molto intenso.

Ma è la Hale-Bopp, con la sua presenza, che ha contribuito a segnare una vera svolta. I risultati scientifici dal lato amatoriale sono forse stati inferiori alle aspettative, un po’ perché la tecnica visuale nulla poteva ormai dire di nuovo, un po’ perché la tecnica digitale non era ancora sufficientemente matura in ambito amatoriale, anche se le soddisfazioni non sono mancate.

Il dopo Hale-Bopp è stato un periodo particolarmente vivace e di grande fermento per la Sezione Comete UAI, si sono intensificati incontri e meeting, e sperimentate nuove metodiche di osservazione e analisi, più consone alla tecnica digitale. Molti gli appassionati che hanno dato importanti contributi e hanno visto nel 2003 la nascita del progetto CARA (Cometary Archive for Afrho) che ci ha permesso di partecipare alle fasi preparatorie della missione Rosetta sulla cometa 67P/Churyumov-Gerasimenko e di essere parte attiva nella sorveglianza da Terra delle missioni Deep Impact, diretta verso 9P/Tempel 2, ed EPOXI, sulla cometa 103P/Hartley 2, oltre che nella campagna professionale sulla cometa C/2012 S1 (ISON), purtroppo dissolta durante il passaggio al perielio.

Guardando indietro a questi vent’anni molte sono le cose che si riaffacciano alla mente. Si pensa a come il tempo sia volato inseguendo i misteri delle comete. Agli amici che hanno condiviso con entusiasmo questi anni e che non sono più con noi. E fa anche pensare al futuro. Questo ventennio è stato chiuso da un altro evento epocale: la missione Rosetta, l’ultima e la più complessa di una serie di esplorazione dirette sulle comete. Un altro vertiginoso balzo in avanti che ci impone di cambiare nuovamente i nostri modi di pensare e osservare. È bello guardare indietro con nostalgia alla Hale-Bopp, ma è anche bello guardare avanti verso ciò che ancora non conosciamo e alle sorprese che ci riserverà il cielo. Naturalmente attendendo che una nuova grande cometa possa di nuovo emozionarci con il suo impagabile spettacolo, coscienti che saremo ben pronti a riceverla.

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