Coelum Astronomia 214 - 2017 - Page 124

Hale-Bopp, la cometa perfetta.

di Cesare Guaita (GAT/Planetario di Milano)

«La Hale-Bopp fu per gli astrofili di tutto il pianeta la realizzazione di un sogno... Fu, in parole povere, la cometa della nostra vita».

Le caratteristiche appetibili di una cometa sono molte: un nucleo molto grande, un lungo periodo

di visibilità a occhio nudo anche in piena città, una elevata luminosità, una lunga coda di plasma

ben distinta da un’altrettanto lunga coda di polvere e un imponente aspetto estetico generale in modo da richiamare una grande copertura mediatica.

Ebbene la cometa Hale-Bopp (C/1995 O1) aveva tutto questo e molto di più. Per questa ragione è stata la cometa meglio studiata dalla Terra, prima che la sonda Rosetta, nel 2014, iniziasse la sua fantastica missione orbitale attorno alla cometa 67P/Churyumov-Gerasimenko.

Dopo la mezza delusione che la Halley riservò agli osservatori boreali 10 anni prima, la Hale-Bopp fu per gli astrofili di tutto il pianeta la realizzazione di un sogno: ci mostrò proprio tutto quello che volevamo da lei, fu in parole povere LA COMETA DELLA NOSTRA VITA.

Come GAT, Gruppo Astronomico Tradatese, grazie a condizioni climatiche quasi sempre favorevoli, la seguimmo per più di un anno intero senza sosta, a partire da maggio 1996

(http://www.gruppoastronomicotradatese.it/hb/halebopp.htm).

Per l’occasione realizzammo anche le prime immagini digitali CCD: questo ci permise uno studio approfondito dei misteriosi getti a porcospino (il temine porcupine jets comparve per la prima volta nella nostra circolare IAUC 6463, ma poi venne adottato un po’ da tutti) e della loro evoluzione (dovuta a ragioni prospettiche) in aloni concentrici (shells).

Le settimane a cavallo del perigeo (che avvenne il 23 marzo a 197 milioni di km) e del perielio (1 aprile a 136 milioni di km) furono, come logico, quelle più intense. Il 16 marzo 1997, Lorenzo Comolli realizzò sul monte San Martino (1087 m in Valcuvia, Varese) un’immagine iconica che fece letteralmente il giro del mondo diventando per anni un emblema natalizio (figura in basso). La settimana che precedeva il perielio del primo aprile coincideva con la settimana di Pasqua e la Luna era all’ultimo quarto. Una situazione ottimale per osservare la cometa, specie se ci fossero state serate ventose, ma neanche a farlo apposta fu una settimana di tempo pessimo, quasi senza speranza. Invece, nella notte del Venerdì Santo, avvenne il miracolo: un vento fortissimo da nord spazzò per giorni il cielo della Lombardia. Fu immediata la nostra decisione di passare il Sabato Santo ai 1600 m del Monte Lema, una vetta senza

Sopra. La cometa ripresa da Lorenzo Comolli alle 4 U.T. del 16 marzo 1997, con 1 minuto di posa su Scotch Crome 3200 e obiettivo da 55 mm (f/2,8).

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