Coelum Astronomia 214 - 2017 - Page 120

Entrai quindi a far parte del gruppo di 19 esperti di comete europei che fece la proposta di osservare la Hale-Bopp dalle Canarie. La comunità Europea accettò la nostra proposta e il finanziamento richiesto.

Nella proposta ero riuscito a inserire come serendipity project la ricerca di una coda di sodio, con l’appoggio determinato di 2-3 astronomi, in quanto la maggior parte del gruppo riteneva l’idea sciocca e priva di fondamento.

Il sodio lo avevo già osservato nell’esosfera della Luna e di Io, il satellite di Giove, e avevo capito che si tratta di un atomo facilmente osservabile per la sua risonanza con la radiazione solare e può essere utilizzato come tracciatore di processi che avvengono in esosfere/chiome anche per altri atomi non così facilmente osservabili. Ad esempio, per osservare l’atomo di ossigeno ce ne vogliono cento mila volte di più del sodio.

All’inizio del gennaio del 1997, mi recai quindi alla prima riunione del gruppo all’ESO a Garching – a quell’epoca ero un tecnico dell’Osservatorio Astronomico di Padova e dovetti mettermi in ferie e andarci a mie spese contando nel rimborso della comunità Europea, che non avvenne in quanto non rientrava nella proposta.

La mia partecipazione fu fondamentale, perché si discusse di cosa osservare e come, e difendendo strenuamente la proposta di cercare la coda di sodio, ottenni di poter utilizzare un mio filtro al sodio (prestato dalla Boston University per osservare la Luna) che era al William Herschel

Telescope (WHT), telescopio inglese di 4,2 metri a La Palma, montarlo sopra un CCD professionale dell’Isaac Newton Telescope (INT), telescopio inglese di 2,5 metri, sempre a La Palma, e sopra un obiettivo di macchina fotografica da 50mm. Il tutto sulla terrazza dell’INT.

Le osservazioni iniziarono quindi la metà di aprile a La Palma, dove avevamo tutti i telescopi a nostra disposizione per osservare la Hale-Bopp.

La notte del 16 aprile 1997 mi trovavo in cupola al WHT, insieme alla mia cara amica Heike (attualmente PI di Plato), e mi chiamarono al telefono perché le immagini ottenute con lo strumento artigianale mostravano una coda di sodio bellissima! La gioia fu incontenibile, ma chiamai subito il mio amico e collega Marco Fulle a Trieste, perché mi facesse i calcoli precisi per puntare anche il WHT sulla coda di sodio, e poter riprendere spettri ad alta risoluzione.

Seguendo quindi le indicazioni di Marco, mettemmo la fenditura dello spettroscopio in più punti lungo la coda di sodio e osservammo le emissioni cometarie sempre più distanti dal sodio terrestre in quanto gli atomi erano accelerati.

La notizia e le immagini della coda di sodio fecero

Entrai quindi a far parte del gruppo di 19 esperti di comete europei che fece la proposta di osservare la Hale-Bopp dalle Canarie. La comunità Europea accettò la nostra proposta e il finanziamento richiesto.

Nella proposta ero riuscito a inserire come serendipity project la ricerca di una coda di sodio, con l’appoggio determinato di 2-3 astronomi, in quanto la maggior parte del gruppo riteneva l’idea sciocca e priva di fondamento.

Il sodio lo avevo già osservato nell’esosfera della Luna e di Io, il satellite di Giove, e avevo capito che si tratta di un atomo facilmente osservabile per la sua risonanza con la radiazione solare e può essere utilizzato come tracciatore di processi che avvengono in esosfere/chiome anche per altri atomi non così facilmente osservabili. Ad esempio, per osservare l’atomo di ossigeno ce ne vogliono cento mila volte di più del sodio.

All’inizio del gennaio del 1997, mi recai quindi alla prima riunione del gruppo all’ESO a Garching – a quell’epoca ero un tecnico dell’Osservatorio Astronomico di Padova e dovetti mettermi in ferie e andarci a mie spese contando nel rimborso della comunità Europea, che non avvenne in quanto non rientrava nella proposta.

La mia partecipazione fu fondamentale, perché si discusse di cosa osservare e come, e difendendo strenuamente la proposta di cercare la coda di sodio, ottenni di poter utilizzare un mio filtro al sodio (prestato dalla Boston University per osservare la Luna) che era al William Herschel

Telescope (WHT), telescopio inglese di 4,2 metri a La Palma, montarlo sopra un CCD professionale dell’Isaac Newton Telescope (INT), telescopio inglese di 2,5 metri, sempre a La Palma, e sopra un obiettivo di macchina fotografica da 50mm. Il tutto sulla terrazza dell’INT.

Le osservazioni iniziarono quindi la metà di aprile a La Palma, dove avevamo tutti i telescopi a nostra disposizione per osservare la Hale-Bopp.

La notte del 16 aprile 1997 mi trovavo in cupola al WHT, insieme alla mia cara amica Heike (attualmente PI di Plato), e mi chiamarono al telefono perché le immagini ottenute con lo strumento artigianale mostravano una coda di sodio bellissima! La gioia fu incontenibile, ma chiamai subito il mio amico e collega Marco Fulle a Trieste, perché mi facesse i calcoli precisi per puntare anche il WHT sulla coda di sodio, e poter riprendere spettri ad alta risoluzione.

Seguendo quindi le indicazioni di Marco, mettemmo la fenditura dello spettroscopio in più punti lungo la coda di sodio e osservammo le emissioni cometarie sempre più distanti dal sodio terrestre in quanto gli atomi erano accelerati.

La notizia e le immagini della coda di sodio fecero il giro del mondo. Pochi giorni dopo la scoperta El Pais scrisse che l’incredibile scoperta era avvenuta con un obiettivo di 50mm e confermata con un telescopio di 4,2 metri, sottolineando che

le scoperte possono avvenire grazie alle idee e non solo per i mezzi a disposizione.

Scrivemmo un articolo per Nature, ma purtroppo l’editore decise di rifiutare il lavoro, perché uno dei due referee aveva dato parere

L’Isaac Newton Telescope a La Palma, e la terrazza dov’era posizionato lo strumento per osservare il sodio nella Hale-Bopp.

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