Coelum Astronomia 214 - 2017 - Page 118

In fotografia, però, i termini del confronto si invertono e qui, senz’altro, la Hale-Bopp è stata la più grande “star” di sempre. Molto spesso ciò che il sensore fotografico riesce a mettere in evidenza è una visione totalmente differente da quella della retina e particolari apparentemente insignificanti e poco appariscenti alla visione diretta emergono prepotentemente in quella “artificiale”, restituendo un quadro di innegabile fascino emotivo. Parlo non solo dei colori delle code, dei delicati inviluppi della maestosa coda di gas, o delle bande sincroniche della ricurva coda di polveri, ma mi riferisco soprattutto al fascino di una visione d’insieme, di un tutt’uno cometa-paesaggio, che nel caso della Hale-Bopp è stato davvero l’elemento primario del suo successo mediatico.

E per noi, fortunati abitanti delle Dolomiti, le più belle montagne del mondo, lo spettacolo è stato davvero incredibile. Già dalla fine del 1996, quando la Hale-Bopp aveva superato la soglia di visibilità a occhio nudo, si intuì che questa volta non saremmo stati delusi dalla solita cometa “flop”. E infatti a gennaio, appena riapparve all’alba poco prima del chiarore del crepuscolo, sia lo splendore, che le code, erano notevolmente aumentate in termini di luminosità, evidenza ed estensione. Dalla metà di gennaio, per i successivi mesi fino ai primi di maggio, iniziò per noi un periodo di insonnia forzata, che però produsse una serie di straordinarie immagini che fecero rapidamente il giro del mondo grazie al sito della NASA, che faceva da collettore per le migliaia di immagini provenienti da tutti i continenti.

Per noi furono oltre 40 le uscite, tra mattutine e serali, di quello straordinario periodo di inizio ‘97, tra l’altro tra i più stabili e sereni degli ultimi decenni, meteorologicamente parlando.

In totale centinaia di scatti su pellicola (le digitali erano ancora a venire), che all’alba andavamo a portare al laboratorio fotografico di fiducia per lo sviluppo e la stampa. I nostri siti osservativi prediletti, e nostre mete quasi quotidiane, sono stati il Passo Giau (2.236 m), il Passo Falzarego (2.105 m) e il Passo Valparola (2.192 m), facilmente raggiungibili in auto e dai quali si poteva proficuamente abbinare, alla visione della cometa, degli spettacolari elementi di paesaggio dolomitico.

Il successo delle immagini che allora riprendemmo è stato talmente grande che decidemmo, subito dopo che la cometa scomparve ai nostri occhi per tuffarsi nel cielo australe, di pubblicare un volume commemorativo che tramandasse ai posteri questo straordinario evento astronomico di massa. Convinti che non saremmo stati gli unici ad avere quest’idea, ci affrettammo a comporlo, inserendo le nostre migliori riprese, arricchite sia da una approfondita descrizione fisica e osservativa, ma soprattutto da testi poetici dei maggiori autori mondiali che fossero in grado di sottolineare la preziosità e l’unicità di un simile evento.

Nacque così “Hale Bopp, la Cometa del Secolo”, volume di circa 100 pagine interamente dedicato alla cometa, pubblicato (in italiano e inglese) da La Cooperativa di Cortina. L’opera ebbe un grandissimo successo, tant’è che l’editore ne dovette fare 4 ristampe nel giro di pochi mesi. Con nostra grande sorpresa, negli anni successivi la bibliografia mondiale non produsse altre opere monotematiche sulla Hale Bopp lasciando, di fatto, la nostra come unica testimonianza al mondo di un’opera interamente dedicata a questa spettacolare cometa.

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