Coelum Astronomia 214 - 2017 - Page 115

Finalmente la mia grande occasione di poter vedere a occhio nudo la mia prima Grande Cometa sembrava essere arrivata!

Nel frattempo molte rivoluzioni informatiche erano in atto: con gli allora innovativi CCD, che in quegli anni acquistammo all’Osservatorio del Col Druscié, ripresi le prime immagini della chioma della Hale-Bopp, che apparve da subito molto luminosa e attiva. Internet, che a metà degli anni ‘90 si sviluppò anche in Italia, contribuì a diffondere a un sempre più grande pubblico le immagini della cometa che venivano riprese nella fase di avvicinamento alla Terra.

Proprio mentre il “motore” iniziava a scaldarsi, in frenetica attesa delle immagini che sarebbero state riprese della Hale-Bopp durante la primavera/estate del 1996 (subito dopo il suo allontanamento prospettico dalla luce solare), che avrebbero potuto confermare o smentire le previsioni di un trend in crescita, giunse una nuova e inaspettata notizia i cui sviluppi, di lì a poco, avrebbero “sconvolto” emotivamente la mia esperienza di astrofilo.

Il 30 gennaio di quell’anno, l’astrofilo giapponese Yuji Hyakutake individuò un debole astro chiomato di 11a magnitudine (denominato 1996B2), a poca distanza da un’altra cometa da lui stesso scoperta poche settimane prima (1995Y1). I primi calcoli indicarono che la nuova cometa Hyakutake sarebbe transitata molto vicino alla Terra a fine marzo (meno di 15 milioni di km) e questo era motivo di speranza per poter ammirare una luminosa cometa già prima del passaggio al perielio della Hale-Bopp. E così fu!

Nulla però mi preparò adeguatamente alla grandissima emozione che provai la sera del 23 marzo 1996 quando, dopo molti giorni di cielo coperto (e con la cometa Hyakutake che sapevo stava diventando di notte in notte più luminosa), tentai il tutto per tutto recandomi il più in quota possibile, verso il Passo Falzarego. Non nutrivo molte speranze in merito, visto che Cortina era immersa in una fitta nebbia che continuò a persistere fino ai 2.000 metri di altitudine. Qui, dopo una secca curva e quando ormai l’umore era sotto i tacchi (mancavano infatti solo 100 metri al Passo), la nebbia svanì di colpo e vidi improvvisamente apparire davanti a me Venere e Orione, ben splendenti in un cielo incredibilmente buio e sgombro da nubi.

La mia curiosità era enorme: fermai bruscamente la macchina in mezzo alla strada e, non curante di nulla, scesi precipitosamente, voltai lo sguardo a est e… restai letteralmente senza parole! Sopra la mia testa incombeva la più bella cosa che avessi mai visto in vita mia: non c’era eclissi di Sole che potesse reggere il confronto. Fino a quel momento non potevo immaginare cosa potesse essere la visione di una “Supercometa”. Per anni ho cercato di materializzarla nella mia mente, senza però riuscire a immaginarla come ora vedevo la Hyakutake sopra di me. Era luminosissima, grandissima, con una coda lunghissima, completamente cambiata rispetto a soli quattro giorni prima, quando l’avevo vista per l’ultima volta: era un altro oggetto, sembrava un missile! Restai lì ad ammirarla, senza parole, per almeno venti minuti. Poi mi ricordai dei miei amici che mi avevano chiesto di avvisarli se per caso fosse stato bello e così, a malincuore, tornai a rituffarmi nella nebbia che incombeva su Cortina (ricordiamoci che non esistevano ancora i telefonini, tantomeno Facebook o Whatsapp). Giunto a casa iniziai le telefonate per rendere partecipi tutti i miei amici di ciò che avevo appena visto. In breve tempo ci ritrovammo in molti in cima al Passo Falzarego e così le notti seguenti, per ammirare e riprendere lo storico passaggio di questa Grande Cometa vicino alla Terra, che presentò una coda lunga visualmente oltre 60°, con una chioma estesa oltre 2° e splendente più della stella Arturo.

A questo punto direte: «ma che c’entra la Hyakutake con la Hale-Bopp, che dobbiamo celebrare nel suo 20° compleanno?» C’entra… c’entra eccome, almeno per me! Se infatti la Hale-Bopp è stata sicuramente la cometa più straordinaria sotto il profilo della grandezza intrinseca e della sua fotogenicità, non lo è stato altrettanto per la spettacolarità visuale, almeno

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