Coelum Astronomia 214 - 2017 - Page 101

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Rappresentazione schematica di galassie a disco in rotazione nell'Universo primordiale (a destra) e al giorno d'oggi (a sinistra). Le osservazioni compiute con il VLT (Very Large Telescope) dell'ESO suggeriscono che questi dischi di galassie con formazione stellare massiccia nell'Universo primordiale erano meno influenzati dalla materia oscura (mostrata in rosa) che era meno concentrata. Di conseguenza, le parti esterne delle galassie distanti ruotano più lentamente delle zone corrispondenti nelle galassie dell'Universo locale. Le curve di rotazione, invece che essere piatte, scendono significativamente all'aumentare del raggio. Crediti: ESO.

L’essere umano, nel corso della sua storia, ha sempre cercato di superare i suoi limiti e le proprie paure. La corsa allo spazio e alla sua esplorazione costituiscono probabilmente l’ultima frontiera di questa caratteristica umana. Chi meglio di Umberto Guidoni, primo astronauta italiano ad andare a bordo della Stazione Spaziale Internazionale può raccontarci il futuro dell’uomo tra le stelle e il suo probabile sbarco sul Pianeta Rosso?

Abbiamo così colto l’occasione per parlare con lui del futuro dell’esplorazione spaziale, delle nuove possibilità offerte dalle compagnie spaziali anche private e di come, nel corso del tempo, stanno cambiando le cose per ciò che riguarda le tecnologie impiegate e i finanziamenti a queste imprese in grado di spingere sempre oltre i limiti dell’uomo.

Guidoni ci ha dimostrato non solo di avere una lunga esperienza e un importante passato da astronauta ma di esserlo tutt’ora fino in fondo, nonostante il suo ritiro dall’attività. La sua missione, oggi, è quella di raccontare alle giovani generazioni cosa significhi essere astronauti e come evolverà questo lavoro negli anni a venire.

A destra. Una rappresentazione artistica dei primi astronauti sbarcati su Marte e intenti nell’esplorazione del pianeta.

Crediti: NASA/Paul Di Mare.

Cominciamo proprio dalla meta più ambiziosa e di cui si parla spesso negli ultimi tempi: la “conquista” di Marte. A tal riguardo abbiamo sentito parlare spesso dei progetti della NASA e dei quasi fantascientifici piani di alcune compagnie private. Ma quanto sono realmente vicine le missioni umane su Marte? Il futuro dell’uomo sul Pianeta Rosso è legato alle agenzie spaziali o a compagnie private?

Quando ero a Houston per l’addestramento da astronauta, si parlava della possibilità di missioni umane su Marte entro 20 o 30 anni. Vent’anni dopo, la previsione è rimasta invariata... Il giorno in cui i primi astronauti metteranno piede sul Pianeta Rosso è ancora difficile da prevedere, ma ci sono tanti indizi ormai che segnalano che il conto alla rovescia è davvero partito.

La NASA sta realizzando lo Space Launch System (SLS), un sistema di lancio più potente del mitico Saturn V, capace di trasportare carichi di oltre 100 tonnellate, una caratteristica essenziale per realizzare in orbita il veicolo che raggiungerà Marte.

Il secondo elemento è la capsula che dovrebbe trasportare gli astronauti oltre l’orbita terrestre e riportarli sulla Terra. L’ente spaziale americano sta lavorando al progetto Orion al quale partecipa anche l’ESA (European Space Agency) che fornirà il modulo di servizio della capsula.

Tuttavia credo che l’elemento più interessante, quello che potrà rappresentare un autentico cambiamento di passo, sia proprio il nuovo ruolo che potrebbero giocare i privati. Le dichiarazioni