Coelum Astronomia 213 - 2017 - Page 98

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Coelum Astronomia

spettrografo con lana di vetro per evitare effetti di turbolenza interna (di notte lasciavamo qualche lampadina accesa per evitare un abbassamento della temperatura). E via e via. Non si finiva mai. In più da un certo punto in poi cominciò a soffiare un vento fortissimo (il mare era a due passi, ma le previsioni meteo davano venti leggeri) che faceva vibrare tutto il nostro apparato. Ordinammo, allora, grandi fogli di masonite con i quali costruimmo intorno agli strumenti dei paravento (di 2,5 m di altezza) fissati a loro volta con montanti, picchetti e fili di ferro al terreno. In breve costruimmo un piccolo fortino di più di un centinaio di metri quadrati. Ma cinque giorni prima dell’eclisse il vento buttò a terra parte del paravento. Dal momento che la disperazione moltiplica la forza, anche se sembrava impossibile, riuscimmo a rimettere tutto a posto. Avemmo varie visite: di nuovo il giornalista Stefano Terra e il console Terracini il quale ci portò, oltre alla sua simpatia, una bottiglia di whisky, giornalisti e TV, e poi, nei pressi, fecero il loro campo gli Olandesi e gli astronomi di Monte Mario. Avevano strumentazione leggera d’eclisse; sembravano turisti.

Il 20 maggio eravamo pronti. Con noi a godersi lo spettacolo, oltre al professor Righini, c’erano la dottoressa Bonelli, l’ambasciatore d’Italia in Grecia, il console, il capitano di vascello Zito della Marina Militare, giornalisti, molta gente. Alle 9 e 31 la fase di massimo. Cielo sereno, vento assente. A noi che eravamo pronti per mettere in moto tutto il nostro armamentario e pronti, eventualmente, a intervenire manualmente se qualcosa non avesse funzionato a dovere (può sempre capitare nonostante la cura messa nel lavoro) il “Via!” venne dalla voce del professor Righini.

Quei ronzii, quegli scatti, quei lievi rumori della pellicola che avanza e si avvolge e svolge nei rulli: una musica!

Zeus (è lui che comanda in Grecia) stava premiando la nostra costanza!

Risultato: 800 spettri di Sole e circa mille per le osservazioni di contorno. Avevamo raccolto qualche documento che, sia pur poco, forse sarebbe potuto servire a conoscere qualcosa in più del nostro Sole.

Bagé, Brasile - 12 novembre 1966

Dopo sei mesi dall’eclisse di Saronis, il 12 novembre, ci sarebbe stata una nuova eclisse e sarebbe stata totale. Studiammo la situazione e fu deciso di organizzare osservazioni ottiche e radio a Bagé, nel Rio Grande do Sul (Brasile), quasi sulla linea centrale della fascia di totalità, la cui durata era di 117 secondi. Il prof. Righini avrebbe osservato l’eclisse da 13.000 m d’altezza con un gruppo di americani. Del gruppo ottico, avrebbero fatto parte Falciani, A. Righini e Tantulli, di quello radio G. Tofani e il tecnico P. Curioni. I quattro strumenti ottici, di cui due costruiti in quei pochi mesi, e quelli per le osservazioni radio furono spediti, al principio di ottobre, a Rio de Janeiro e da qui proseguirono in camion per un percorso di 2000 km.

Noi ottici dovevamo osservare la cromosfera e la corona. Tre dei programmi riguardavano l’eventuale conferma dell’esistenza di zone fredde coronali di cui il professor Righini aveva notato tracce durante l’eclisse del 1963. I radioastronomi, dotati di due antenne paraboliche e quattro radiometri con registratori a carta.

Il 6 novembre, operazioni preliminari completate, strumenti sistemati sui loro pilastrini in muratura (sì, abbiamo fatto anche, alla meglio naturalmente, il lavoro dei muratori) si doveva passare alle prove del funzionamento della strumentazione e, soprattutto, alle prove di fuoco. Ma cominciò a piovere per una forte perturbazione proveniente dall’Antartide. Da allora piovve sempre. In modo torrenziale. E vento in quota e forte vento a terra dove si dovette lottare per non perdere le tende di copertura degli strumenti.

Continuò così, senza un attimo di requie fino all’11 di sera. Un tramonto di fuoco col Sole riapparso dopo tanto buio. La mattina del 12 era sereno, ma non si sarebbe fatto in tempo a