Coelum Astronomia 213 - 2017 - Page 97

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caso e otturatori da applicare ai gruppo fenditura. E, dulcis, in fundo, poiché il programma di osservazione sarebbe stato troppo complicato per poterlo gestire manualmente, furono progettati e realizzati due programmatori elettromeccanici che sarebbero stati messi in moto al “Via!” e avrebbero fatto tutto il lavoro sugli otturatori, le pose, le foto delle fenditure, l’avanzamento e l’arresto delle pellicole, insomma tutto quello che c’era da fare. Ci lavorammo quasi due anni, ma alla fine avemmo a disposizione una strumentazione spettacolare. A Saronis andammo in sei. Con me c’erano Roberto Falciani, Alberto Righini, Vanni Calamai, Fosco Tantulli, tecnico meccanico di razza superiore realizzatore di buona parte della strumentazione, e Sergio Nardini, esperto astrofilo auto-costruttore del suo telescopio.

L’imbarco del materiale sul dragamine (tre tonnellate in tutto) fu un po’ laborioso (intervenne anche un pontone con gru per sollevare le casse più pesanti e posarle sulla coperta della nave) ma tutto fu fatto alla perfezione. Anche le nostre pellicole per la parte infrarossa dello spettro arrivarono in perfetto ordine avvolte nei cuscinetti di ghiaccio. L’arrivo al Pireo fu salutato dal professor Righini, che era lì ad aspettarci, e dal console Enrico Terracini (che poi scrisse un bell’articolo su un quotidiano, credo di Genova, dal titolo ”I figli del Sole”). Il trasporto a Saronis del nostro materiale fu un altro piccolo problema, ma la Marina Militare può cose che noi non possiamo e spuntò un provvidenziale carro gru. Durante la nostra permanenza a Saronis avemmo pure la visita del giornalista Stefano Terra che fece anche un filmetto per la TV. Dopo un paio di giorni il professor Righini tornò a Firenze per ritornare a Saronis il giorno dell’eclisse. Ci venne insieme con la dottoressa Maria Luisa Bonelli, direttrice del Museo della Scienza di Firenze.

La nostra partenza da Firenze era avvenuta il 7 aprile. No, non è stato troppo presto. Previa determinazione dell’orientamento, in primo luogo dovevamo innalzare le strutture di tubi Dalmine su cui avremmo sistemato gli spettrografi, poi montare tutto il nostro armamentario e, infine, provare il corretto funzionamento degli strumenti. Tutto ciò richiedeva tempo! E una fatica quasi bestiale. Fasciammo i grandi tubi dello

Sopra. Saronis (Grecia). Eclisse anulare di Sole del 20 maggio 1966. Il campo con gli strumenti protetto dalle barriere antivento. Le persone, da sinistra: R. Falciani e P. De Gregorio. Gli strumenti sono singolarmente protetti anche con tende.

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