Coelum Astronomia 213 - 2017 - Page 92

Le operazioni in programma cominciano all’apparire dei “grani di Baily” (sono gli ultimi momenti prima del secondo contatto in cui si vede la fotosfera attraverso le gole tra i picchi delle montagne lunari che si trovano al bordo della Luna) e da quel momento qualcuno (in quell’occasione fu il professor Abetti), cronometro alla mano, comincia a contare i secondi: «1,2,3… 127!» che tutti sentono attraverso gli altoparlanti sistemati in tutti i punti in cui si lavora. Chi deve osservare la corona parte al 10 (prima c’è troppa luce) e finisce al 117, 10 secondi prima del terzo contatto. Se si fa uno sbaglio si va, come si dice, nel pallone e non si combina più niente. Ogni strumento ha il suo programma scritto su un grande tabellone nel caso si dimenticasse qualcosa. Ci sono molte cose da fare: al tale secondo si apre un otturatore, a quell’altro si chiude, si cambia lastra, si riapre, si richiude, e così via. Fine dei 107 secondi. Sembrano pochi ma sono lunghissimi e si lavora in condizioni di sovraeccitazione. Gli ultimi 10 secondi sono per il tuo diletto. Guardatela la corona! Non perdertela! È bellissima.

Registrammo due spettri della corona e della protuberanza. Ora avremmo avuto di che lavorarci sopra.

Per poter trarre dalle osservazioni dei dati che consentano di fare non soltanto descrizione ma anche conti con le energie in gioco, cioè fisica, è necessario riuscire a tener conto dell’assorbimento atmosferico e ciò si ricava dalle osservazioni dello spettro del centro del Sole, per il quale si conoscono le energie emesse. Misurando quelle ricevute a terra (la calibrazione si fa mediante confronti con le energie emesse da lampade campione) si ottiene la correzione cercata per avere, alla fine, le energie ricevute fuori dell’atmosfera terrestre. Naturalmente, questo procedimento implicherebbe osservazioni del centro del Sole contemporanee a quelle del fenomeno osservato, il che nel nostro caso è impossibile. Quindi si fanno osservazioni del centro del Sole prima e dopo l’osservazione del fenomeno che interessa (nel caso: protuberanze e

corona). Ciò significa prima del primo contatto e

dopo il quarto. Se invece, come spesso accade, il cielo non lo permette si fanno eventualmente il giorno prima e il giorno dopo, sperando che la “qualità” dell’atmosfera non cambi troppo rapidamente. Ma se il cielo è foschioso o nuvoloso, con nubi spesse e leggere, o polveroso, insomma se l’atmosfera non è stabile è evidente che non è possibile fare affidamento sui risultati “corretti per l’assorbimento atmosferico” e le deduzioni che si possono ottenere dalle registrazioni rimangono “qualitative”, descrittive.

Questa, purtroppo, non è una situazione rara, ma, come si diceva, le spedizioni per l’osservazione di un’eclisse sono molte, disseminate lungo la fascia della totalità e c’è sempre qualcuno a cui “va bene”.

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Sopra. I grani di Baily sono degli effetti ottici-luminosi che si rendono visibili durante una eclissi solare totale, osservabili solo per pochi istanti, nel momento del secondo contatto e del terzo contatto, nella corona solare in prossimità del bordo lunare. Il fenomeno venne osservato per la prima volta e studiato dall'astronomo inglese Francis Baily durante l'eclisse del 15 maggio 1836 a Roxburghshire in Scozia.