Coelum Astronomia 213 - 2017 - Page 85

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Le eclissi di Sole si conoscono da sempre, ma solo l’avvento della fotografia poteva farne oggetto di studio, perché una fotografia può essere studiata in molti modi e in tempi successivi. La prima immagine, un dagherrotipo, è del 1851, ma i primi risultati di qualche valore apparvero con l’eclisse del 1860 per merito di A. Secchi e di W. de la Rue. Entrambi l’osservarono dalla Spagna: Secchi dalla costa orientale, de la Rue dalla costa occidentale. Fu assodato che sia le protuberanze che la corona erano oggetti solari reali.

Secchi ci riprovò nel 1870, in Sicilia, ma non ebbe fortuna: vide la fine del fenomeno tra le nuvole. Nella stessa occasione, invece, Pietro Tacchini, Arminio Nobile e Giuseppe Lorenzoni, a Terranova (dal 1927: Gela), ebbero, invece, la possibilità di stabilire la realtà della corona e l’esistenza dello strato invertente mentre C. Young poté osservare l’intero spettro-lampo (lo spettro solare invertito della bassa cromosfera: “lampo” perché dura pochi secondi), un’osservazione importante perché confermava l’ipotesi di Gustav R. Kirchhoff sull’origine delle righe di assorbimento dello spettro della fotosfera.

Nel 1868, dalle Indie inglesi, Jules Janssen osservò le righe di emissione delle protuberanze (l’eclisse ebbe luogo nell’agosto). E già nell’ottobre dello stesso anno Norman Lockyer riuscì a osservarle per mezzo di uno spettroscopio a visione diretta con fenditura mobile, in piena luce solare, cioè fuori d’eclisse (tra parentesi: anch’io, da giovane, feci molte osservazioni di

Sopra. Prima fotografia di una eclisse totale di Sole di M. Berkowski. La prima riuscita fotografia di una eclisse totale di Sole fu ottenuta il 28 luglio 1851, in Germania presso l’osservatorio reale di Königsberg. A realizzarla fu M. Berkowski, un fotografo dell’osservatorio (di cui si conosce solo il cognome e l’iniziale del nome) su suggerimento del direttore A. Busch. Fu necessaria un’esposizione di 84 secondi al fuoco di un piccolo rifrattore da 61 mm montato in parallelo al Fraunhofer da 158 mm per registrare per la prima volta la corona e le protuberanze.