Coelum Astronomia 213 - 2017 - Page 76

76

Coelum Astronomia

Noi stessi abbiamo partecipato a spedizioni scientifiche, come nel caso dell'eclissi del 29 marzo 2006 nel deserto del Sahara (immagine a destra), oppure l'11 luglio 2010 in Polinesia, per provare sul campo nuovi strumenti per lo studio della corona.

Per quanto riguarda la prossima eclissi del 21 agosto 2017, che interesserà soprattutto gli Stati Uniti, astronomi e appassionati di ogni parte del mondo si stanno già preparando al viaggio!

A destra. Un’immagine dell’eclissi totale di Sole ripresa il 29 marzo del 2006 nel corso della spedizione scientifica effettuata in Libia dal gruppo di fisica solare dell’INAF – Osservatorio Astrofisico di Torino.

http://www.oato.inaf.it/

Unicità delle eclissi totali di Sole

Le motivazioni scientifiche che giustificano le osservazioni delle eclissi totali di Sole, come vedremo più avanti, sono molteplici, ma è importante chiarire subito un fondamentale aspetto tecnico che le rende veramente essenziali.

La corona solare è costituita sostanzialmente da un gas di idrogeno e elio (più frazioni di altri elementi) quasi completamente ionizzati, in uno stato (in cui si trova quasi tutta la materia visibile dell’universo) denominato plasma. Questo gas ha alcune caratteristiche fondamentali che lo rendono molto difficile da osservare, sia da Terra che dallo spazio.

Innanzitutto la corona solare è molto rarefatta: la base della corona è circa 100 miliardi di volte più rarefatta dell’aria che respiriamo sulla Terra (ragionando in termini di densità numerica di particelle). La bassa densità del plasma coronale è responsabile della sua bassa luminosità non solo rispetto al disco del sole (che è circa un milione di volte più luminoso della base della corona nella luce visibile), ma anche rispetto alla luminosità del cielo diurno. Inoltre la densità del plasma coronale crolla molto rapidamente allontanandosi dalla nostra stella, di conseguenza, pure la luminosità della corona scende molto rapidamente allontanandosi dal Sole.

Queste caratteristiche pongono dei seri limiti dal punto di vista osservativo. Per osservare la debole corona solare in condizioni normali (ossia non durante un’eclissi totale) è necessario costruire uno strumento denominato coronografo, che sia in grado non solo di schermare la luce del disco solare con un occultatore, ma anche di eliminare qualunque frazione della luce del disco solare che, venendo riflessa o diffratta dagli elementi ottici sul rivelatore, vada a coprire il debole segnale coronale. Inoltre, poiché la luminosità della corona solare nella banda visibile decade rapidamente allontanandosi dal Sole, a distanze maggiori di circa 0,2 raggi solari dal bordo del Sole, la luminosità del cielo diurno domina sulla luminosità della corona. Sfruttando le proprietà polarimetriche della radiazione coronale, si