Coelum Astronomia 213 - 2017 - Page 74

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Coelum Astronomia

Le eclissi come esperimento scientifico

La nascita della Fisica moderna aprì la strada all'utilizzo delle eclissi come strumento di indagine, alla stregua di un vero e proprio esperimento scientifico. Si iniziò prima a descriverle con dettaglio e con metodo – come fecero, ad esempio, Halley il 3 maggio 1715 o il capitano James Cook il 5 agosto 1766 – quindi la curiosità cedette il passo alla motivazione scientifica che, assieme all'acquisita capacità di previsione, portò gli scienziati a organizzare spedizioni per lo studio del Sole.

Tra le prime ricordiamo quella in Scandinavia per l'eclissi del 28 luglio 1851, quando per la prima volta si cominciò a capire che le protuberanze erano un vero e proprio fenomeno dell'atmosfera solare. Fu anche l’occasione in cui fece la sua comparsa la fotografia come nuovo strumento di indagine, permettendo in seguito ad Angelo Secchi di riprendere per la prima volta l’elusiva corona solare, il 18 luglio 1860 in Spagna.

Lo sviluppo della spettroscopia permise poi agli astronomi, studiando le protuberanze solari durante un'eclissi, di scoprire l'elio, il secondo elemento più abbondante nell'Universo. Questo importante risultato fu raggiunto da Pierre Janssen, con uno spettroscopio a prisma, il 18 agosto 1868 nel corso di una spedizione nelle indie. Questa scoperta stimolò Janssen stesso e Norman Lockyer a superare la sfida tecnologica di osservare l'elio nelle protuberanze anche in assenza di eclissi.

Queste spedizioni scientifiche richiedevano non solo intraprendenza e una moderna strumentazione scientifica, ma a volte anche un carattere coraggioso. Ne è un esempio Mendeleev, noto per la tavola periodica degli elementi, che il 19 agosto 1887, in Russia, utilizzò un pallone aerostatico per salire in maniera avventurosa fino a 3500 metri d'altezza per osservare un'eclissi!

È il momento, a questo punto, di parlare di una delle più celebri eclissi dei nostri tempi, quella che fornì la prima prova sperimentale della Relatività Generale di Einstein. L'astrofisico

Sopra. A sinistra, uno dei disegni che padre Secchi fece della corona e delle protuberanze durante l’eclisse spagnola del 1860. In quegli anni era ancora incerta la natura delle “lingue di fuoco” che si alzavano dal bordo lunisolare, e addirittura si dubitava della loro reale esistenza fisica. A destra un raro ritratto fotografico di padre Angelo Secchi datato 1876, due anni prima della sua morte.