Coelum Astronomia 213 - 2017 - Page 67

Infine si deve tener conto che, durante l’eclisse, i tre corpi sono in movimento nelle loro orbite e, contemporaneamente, la Terra ruota intorno al proprio asse. Di conseguenza l’ombra lunare si sposta sulla superficie terrestre con una velocità di circa 500 m al secondo, determinando (se l’eclisse è totale) quella che viene chiamata fascia di totalità. In definitiva, un’eclisse totale non può durare più di circa 7 minuti e mezzo.

In genere, le eclissi di Sole (minimo due all’anno) sono parziali perché la totalità implica che Sole e Luna si trovino contemporaneamente al nodo. Basta che l’uno o l’altro dei due oggetti siano poco distanti da questo perché non vi sia totalità in quanto i loro diametri angolari sono, come s’è detto, soltanto di mezzo grado.

La probabilità di poter osservare un’eclisse totale dipende anche dal fatto che la superficie terrestre è per due terzi occupata dal mare e il resto è, in gran parte, deserto, foreste, montagne.

Inoltre, la probabilità di poterla osservare in un luogo prescelto è praticamente nulla. Per osservare le eclissi totali bisogna sempre spostarsi. Ad esempio, l’ultima eclisse totale visibile a Firenze cadde il 15 febbraio 1961, la prossima cadrà il 6 luglio 2187.

Tenuto conto di tutto ciò che abbiamo ricordato, non meraviglierà sapere che dal 28 maggio 1900 (prima eclisse totale del secolo XX) fino al 30 giugno 1973 (data dell’eclisse africana ricordata in apertura) il tempo avuto a disposizione per osservare gli strati esterni del Sole è stato di circa un’ora e mezzo.

Dulcis in fundo, le condizioni meteorologiche. Non raramente sono determinanti. Bisogna anche tener conto del fatto che durante un’eclisse si ha una notevole e rapida variazione di temperatura e questo fatto produce, purtroppo spesso, annuvolamenti e variazioni nefaste della situazione meteorologica locale.

Fotografia scattata durante l’eclisse di Sole del 4 gennaio 2011: purtroppo la coltre di nubi presenti sopra l’Italia hanno rovinato non poco l’osservazione del fenomeno. Fotografia di Gabriele Zingaretti.

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