Coelum Astronomia 213 - 2017 - Page 61

polvere fine ancora in sospensione, che pian piano si sarebbe depositata a terra.

L’eclisse, comunque, non andò così male a tutti i gruppi al lavoro. A Chinguetti, per esempio, gli americani ebbero un tempo buono, così come nel Niger e nel Kenya. A Nouadhibou erano stati lanciati razzi, e alcuni aerei avevano inseguito con i loro strumenti l’ombra della Luna, prolungando la durata del fenomeno. Molti turisti avevano potuto vedere l’eclisse anche a bordo di navi nell’Oceano Atlantico.

A parte il risultato negativo della spedizione, riportavamo a casa la grande esperienza umana fatta in quei giorni: l’accoglienza e i comportamenti di affettuosa amicizia di tutte le persone che avemmo occasione di incontrare in quei paesi segnati dalla povertà, una parte non trascurabile della storia di questa eclisse (gli incontri, il lavoro, le emozioni), il ritrovare amici come Ron La Count, Jean Rösch, Jakob Hougast. L’ho raccontata, recentemente, in un libro pubblicato a cura dell’Osservatorio Astronomico di Capodimonte.

È stata la mia ultima eclisse totale, ma non per la delusione causata dalla tempesta di sabbia, bensì perché, ormai, il Sole si può osservare dallo spazio. A quel tempo avevo un problema col meccanismo di eccitazione dell’He II in protuberanza e ottenere qualche bello spettro di protuberanza avrebbe consentito di sviluppare un lavoro già iniziato per confermare, correggere o abbandonare un’ipotesi che si era affacciata. Naturalmente non avremmo rinunciato a lavorare anche sulla corona, ma, come dicevo, ormai (e fortunatamente) era iniziata l’era delle osservazioni dallo spazio e questo cambiava molte cose. Nello spazio, per osservare un’eclisse basta mettere uno schermo a coprire il disco solare e l’eclisse è bell’e pronta, e per quanto tempo occorre.

Il laboratorio spaziale Skylab fece, infatti, la sua prima missione proprio nel 1973 e la seconda nel 1974. Raccolse una quantità incredibile di immagini della corona, più di quelle raccolte con tutte le osservazioni da terra dal 1851. E poi, prima della fine del secolo, nel 1980 fu la volta del lancio della SMM (Solar Maximum Mission) che fece osservazioni dall’UV al dominio gamma per un intero ciclo solare. Successivamente, nel 1990 fu la volta dell’Ulysses che osservò (per la prima volta) anche le regioni polari del Sole, e nel 1995 quella della SOHO che fu posta nel punto lagrangiano L1 per l’osservazione continua della corona e delle pulsazioni solari, e nel 1998, nel punto L1 furono collocate anche le piccole Explorer: Trace e ACE.

Un’eclisse totale di Sole, comunque, oltre che bellissima da vedere, rimane un fenomeno particolarissimo e per vari tipi di ricerca ancora di grande interesse. Mi riferisco, ad esempio, ai problemi propri della fisica dell’atmosfera o a quelli che hanno a che fare con le reazioni umane o animali al fenomeno.

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