Coelum Astronomia 213 - 2017 - Page 60

Al momento previsto (Mohammed avrebbe potuto registrarlo), per qualche istante intravedemmo la corona, oh sì la corona, sbocciare tutto intorno al Sole nero come uno di quei fiori che, a volte, si vedono filmati e proiettati con velocità molto maggiori di quella della ripresa. Uno spettacolo, per chi non l’abbia mai veduto, di grande bellezza, forse anche sconvolgente per chi non ne abbia sentito parlare. Poi era scomparsa. Di tanto in tanto – 6 minuti sono, è, un tempo molto lungo – riappariva, e poi spariva e poi riappariva. E venne il momento dell’anello di diamante per dirci che l’incredibile spettacolo era finito. Lo vedemmo e fu una specie di beffa finale.

Per chi non aveva programmi di osservazione scientifica, la tempesta di sabbia aveva certamente aggiunto grande drammaticità all’evento cosmico. Qualche minuto dopo, infatti, Mohammed arrivò, raggiante, emozionato, commosso. Non mi abbracciò, come forse avrebbe voluto, ma mi dette una vigorosa stretta di mano mentre diceva al mio cuore che quasi si metteva a piangere per il dispiacere: «Ah, Monsieur le professeur, enfin! La science existe!». Ricordo la sua voce emozionata, l’espressione del suo viso, del suo corpo direi, come fosse di ieri. E sono passati 44 anni.

A tutti noi di Atar andò male. In fumo due anni di lavoro di preparazione: tra l’altro, il progetto e la realizzazione di un telescopio Grégory; uno spettrografo a tre percorsi ottici destinato allo spettro di protuberanza, per approfondire un problema che avevamo sollevato con lo studio di un’altra protuberanza di un’eclisse precedente; un programmatore elettromeccanico che ci avrebbe permesso di automatizzare tutte le riprese; e una strumentazione minore per il sistema di calibrazione, la guida per lo spettrografo, un piccolo telescopio Questar e un teleobiettivo f/5, f = 40 cm per fotografie documentarie.

Purtroppo, questo è, non raramente, il risultato delle spedizioni scientifiche per l’osservazione delle eclissi di Sole.

Il 2 luglio, il C130 dell’Aeronautica Militare che ci aveva portato ad Atar con tutta la nostra strumentazione venne a prenderci per riportarci a casa. Viaggiò per un bel po’ sopra le nubi di

Sopra. Atar (Mauritania). Eclisse totale del 30 giugno 1973. Il gruppo dell’Osservatorio Astronomico di Capodimonte. Da sinistra C. Balnelli, M. Rigutti, Donald LaCount (in visita), R. Falciani, R. Ciappi (medico-volontario), P.G. Cologna.

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