Coelum Astronomia 213 - 2017 - Page 59

Fu una cosa veramente straordinaria. Nei giorni della nostra permanenza sul luogo, c’era stato un po’ di maltempo, vento, ma non così forte da creare difficoltà. Ma la mattina del 30 giugno, il giorno dell’eclisse, il cielo che nelle prime ore era chiaro e sereno, alle 9 cominciò a velarsi per la sabbia sollevata dal vento. Non sembrava niente di veramente preoccupante. Poco dopo, però, le bandiere innalzate sulle altissime aste nel mezzo della piazza d’armi cominciarono a muoversi.

Alle 9 e 27 (primo contatto) cominciammo a lavorare. Avevamo un bel programma di osservazioni. C’erano un paio di protuberanze – erano il nostro obiettivo principale – ma c’era un bel centro attivo nei pressi del bordo orientale (quello dal quale la Luna entra sul Sole) e avevamo deciso di prendere vari spettri di questo centro man mano che la Luna l’avrebbe coperto; poi, al secondo contatto, avremmo preso spettri della protuberanza che si trovava nei pressi del centro attivo e subito dopo spettri della corona.

Ma la situazione andava rapidamente peggiorando. Un muro enorme e scuro di sabbia sempre più alto avanzava da nord-est (la direzione degli alisei) e ben presto la pista d’atterraggio scomparve alla vista. Il secondo contatto sarebbe avvenuto alle 10 e 44, un’ora e 17 minuti dopo. Un tempo lunghissimo durante il quale possono succedere tante cose. Infatti, fu più che sufficiente per trasformare il cielo sereno del primo mattino in una specie di inferno. Una cosa magnifica e tremenda.

Alle 10 e mezzo il vento rabbioso e violento ci rovesciava addosso mulinelli di sabbia, facendo sparire il mondo fino a pochi metri da noi, e buttava all’aria tutto: con i nostri programmi, i tavolini, le tende, oggetti d’ogni tipo, tutto ciò che non era stato ancorato al suolo. Le bandiere facevano un rumore impressionante. Il vento, il vento terribile, furioso che sembrava voler sollevare il deserto portò in cielo enormi nubi che sembravano di tempesta ma erano sabbia fine come la cipria, che entrava dappertutto con violenza inaudita. Le nubi correvano, si accavallavano, si allargavano, si addensavano.

Sopra. Atar (Mauritania). Un’immagine del campo-base con la strumentazione per l’osservazione dell’eclisse di Sole del 30 giugno 1973. Parte dello strumento: a sinistra, il celostata a due specchi e nel centro il telescopio Gregory; lo spettrografo si trova dietro le persone.

Da sinistra: M. Rigutti, P.G. Cologna, R. Falciani, C. Balnelli.

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