Coelum Astronomia 213 - 2017 - Page 52

La Struttura Interna

«Siamo perplessi sulle modalità di formazione, non sappiamo se siano stabili e non capiamo perché ci siano differenze tra il polo nord e sud» – Scott Bolton, Juno Principal Investigator, SwRI.

Uno degli obiettivi principali di Juno è quello di sondare la struttura interna profonda del pianeta: come è costituito Giove all’interno? Quali sono gli elementi costituenti e in che stato si trovano? Esiste un nucleo solido?

Per trovare le risposte viene in aiuto l’esperimento di gravità di Juno, volto a mappare con grande dettaglio e precisione il campo gravitazionale del pianeta: solo così è possibile dedurre quale sia la struttura celata all’interno di Giove.

Alberto Adriani (INAF), principal investigator dello strumento JIRAM, si è espresso in questo modo: «La nuova visione di Giove si sta formando pian piano: ogni volta che la sonda passa vicino al pianeta aggiunge un tassello di conoscenza. La struttura interna di Giove si era pensata in modo diverso. Si ipotizzava un pianeta più simile alla Terra, con un nucleo solido roccioso, ma i primi riscontri danno un’indicazione diversa. Il nucleo, se c’è (ci attende ancora molto lavoro nell’interpretazione dei dati), sembrerebbe non proprio solido. All’interno del pianeta ci sono moti non previsti, Giove appare più dinamico di quanto aspettato. E anche sotto le nubi il pianeta sembra, di fatto, piuttosto diverso da come si poteva supporre».

Secondo lo studio di Sean M. Wahl e collaboratori, pubblicato su Geophysical Research Letters, le simulazioni basate sui dati di Juno hanno permesso di stimare che il nucleo del pianeta potrebbe contenere una quantità che varia dalle 7 alle 25 masse terrestri di elementi pesanti, quindi non idrogeno o elio, e che, soprattutto, il nucleo

Sopra. La possibile struttura e i moti convettivi di Giove, dal nucleo all’atmosfera, in base ai dati raccolti da Juno. È indicato anche un possibile nucleo roccioso, avvolto da idrogeno metallico (in blu) e da uno strato più esterno di idrogeno molecolare (in marrone). Crediti: Nasa / Jpl-Caltech / SwRI.

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