Coelum Astronomia 213 - 2017 - Page 47

Quando Juno è venuta in contatto con la magnetosfera gioviana – il cosiddetto bow shock, il 24 giugno 2016 – è cominciata la raccolta dei dati che hanno portato ai primi risultati pubblicati sul campo magnetico del pianeta. Non è stata una sorpresa constatare che Giove presenti un campo magnetico di intensità elevatissima, il più intenso del Sistema Solare, ma lo stupore è stato destato dal fatto che i valori registrati sono risultati oltremodo superiori alle aspettative. I valori medi riportati da MAG, il magnetometro di Juno, sono risultati pari a circa 7,766 gauss, un campo magnetico circa 10 volte più intenso di quello terrestre, con picchi che raggiungono anche i 9 gauss. Al di là dei valori da record, la caratteristica più interessante è stata quella della disomogeneità del campo magnetico, con variazioni notevoli nei valori di intensità. Il campo non è distribuito equamente in tutte le direzioni, ma appare “granuloso”, con regioni che presentano intensità marcatamente superiori o inferiori alla media.

Ciò porta gli scienziati planetari a pensare che il meccanismo di alimentazione del campo magnetico gioviano sia molto differente da quello che caratterizza quello terrestre. Parliamo di un meccanismo a dinamo che si attiva nelle regioni più prossime alla superficie del pianeta, ben al di sopra del layer di idrogeno metallico, contrariamente a quanto avviene sulla Terra, dove l’origine del campo magnetico è collocata nel nucleo.

Il Campo Magnetico

«La vera sorpresa è stata la drammatica variazione spaziale del campo magnetico» – Scott Bolton, Juno Principal Investigator, SwRI.

Sotto. Un diagramma della distribuzione dell’intensità del campo magnetico gioviano. La linea nera rappresenta il percorso seguito dalla sonda Juno durante uno dei suoi passaggi radenti.

Crediti: NASA / MSSS / SwRI / Caltech.

www.coelum.com

47