Coelum Astronomia 213 - 2017 - Page 44

letteralmente a bocca aperta ma adesso, grazie ai primi risultati scientifici, anche i numeri e le informazioni possono destare altrettanto stupore negli studiosi.

«Siamo molto emozionati di poter condividere queste prime scoperte che ci permettono di comprendere meglio cosa rende Giove così affascinante» ha affermato Diane Brown, Juno program executive presso la NASA, Washington. «È stato un lungo viaggio per raggiungere Giove, ma questi primi risultati già dimostrano che ne è valsa la pena».

Sotto. Un gigantesco ciclone chiaro, catturato da Juno il 2 febbraio scorso. Crediti: NASA / MSSS / JPL / SwRI / Bjorn Jonsson.

L’Atmosfera di Giove

Come dicevamo poco fa, la JunoCam ha restituito delle immagini mozzafiato di Giove, eppure, ciò che vediamo non è altro che la “superficie” esterna dell’atmosfera del pianeta.

Uno degli obiettivi di Juno è proprio quello di sondare più in profondità il gigante gassoso per carpire i segreti dell’atmosfera gioviana. A tal scopo, la sonda è dotata di uno strumento specifico chiamato MWR (Microwave Radiometer) che, come fa intuire il nome, permette di analizzare la radiazione a microonde proveniente dall’interno di Giove, sondando così la struttura atmosferica molto più in profondità di quanto sia possibile fare otticamente. Le spesse coltri di nubi infatti non permettono di capire cosa “si agiti” più sotto e MWR vuole poter dare una risposta: le strutture visibili in superficie, ossia le bande e le zone, costituiscono una caratteristica di superficie appunto o si estendono anche più in profondità?

I primi risultati hanno delineato un quadro piuttosto complesso che non esclude nessuna delle due ipotesi. I rilevamenti hanno permesso di stabilire che tali formazioni raggiungono profondità anche di 350 chilometri (il limite di osservazione di MWR). In altre parole, sicuramente, le strutture superficiali trovano le

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