Coelum Astronomia 213 - 2017 - Page 42

Se pensiamo ai pianeti del nostro Sistema Solare, sicuramente, al primo o al secondo posto non potremo non rammentare il re, il gigante gassoso Giove. È un mondo affascinante, in cui tutto è gigantesco e portato all’estremo. È ben nota, anche a chi non si interessa troppo di astronomia, la sua Grande Macchia Rossa, l’incredibile ciclone che imperversa indisturbato da secoli e che sarebbe in grado, per dimensioni, di inghiottire la Terra intera. Giove è sicuramente uno dei target osservativi più apprezzati anche dagli appassionati: la sua ricca atmosfera, decorata da fasce, festoni e colorate formazioni nuvolose fornisce sempre nuovi dettagli a chi si dedica alla sua osservazione telescopica.

Dal punto di vista scientifico, il pianeta è stato oggetto di numerosi studi, compiuti sia da Terra sia dallo spazio, grazie alle sonde spaziali, come la sonda Galileo, le Voyager o le Pioneer che, negli anni, hanno raccolto preziose informazioni per consentire agli scienziati planetari di costruirsi un’idea sulle caratteristiche e le dinamiche che governano questo pianeta.

Poi è arrivata Juno…

Ricorderete che, ormai quasi un anno fa, il 4 luglio 2016, la sonda NASA Juno ha raggiunto il re dei pianeti del Sistema Solare, dopo un viaggio di circa 5 anni, compiendo una delicata manovra di inserimento orbitale. Il suo obiettivo è quello di conoscere in modo più profondo il grande pianeta, tentando di sciogliere gli enigmi e di dare risposta alle domande dei planetologi.

Dopo un anno di attività scientifica, ecco i primi attesissimi risultati, pubblicati a fine maggio in due articoli su Science e su Geophysical Research Letters. Presentati al mondo in una conferenza stampa della NASA, i risultati finora ottenuti sono destinati a incidere pesantemente sulle nostre conoscenze su Giove e, in qualche modo, a sconvolgere e scardinare quanto ci eravamo abituati a sapere del pianeta gigante.

Grazie ai dati forniti da Juno comincia infatti a delinearsi un ritratto di Giove molto differente da quel che pensavamo, al punto che il principal investigator della missione, Scott Bolton, ha parlato di “un Giove tutto nuovo”!

«Ci sono così tante cose che non ci aspettavamo che ci vediamo costretti a fare un passo indietro e a ricominciare a pensare a un Giove tutto nuovo»Scott Bolton, Juno Principal Investigator, Southwest Research Institute.

A sinistra. Il video simula, con immagini reali, la vista di un ipotetico astronauta a bordo della sonda Juno. Crediti: NASA/JPL-Caltech/SwRI.

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