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La scoperta di NGC 6765

Venne scoperta da Albert Marth il 28 giugno 1864 con il riflettore da 1,2 m di Lassel, uno dei primissimi montati su forcella, installato in un Osservatorio a Malta. Due anni più tardi, e senza sapere della sua esistenza, la nebulosa venne individuata da Truman H. Safford con il rifrattore Clark da 18,5” all'Osservatorio Dearborn di Chicago. Fu quindi il turno di Édouard Stephan, che la riscoprì nel 1870 (ignaro delle scoperte precedenti), questa volta con il riflettore in vetro d'argento da 31” a Marsiglia. Alla fine, Rudolph Minkowski la individuò in alcune lastre riprese con l’astrografo Bruce da 10” di Mt. Wilson. Nonostante all’epoca tale oggetto fosse già stato incluso nel catalogo NGC, egli lo inserì al 68esimo posto nel suo catalogo di “nuove nebulose ad emissione” compilato nel 1946.

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La piccola e irregolare nebulosa NGC 6765. Crediti: SDSS2.

M 56

Sempre sull’asse congiungente Sulafat (β Lyr) – Albireo (β Cyg), questa volta più vicino alla stella del Cigno, troviamo il secondo oggetto del profondo cielo più luminoso della Lira, l’ammasso globulare M 56.

Fu proprio Charles Messier, nel 1779, a scoprire questo oggetto, descrivendolo semplicemente come «una nebulosa senza stelle e poco luminosa». È anche vero che il telescopio di Messier non era abbastanza potente da risolvere non solo questo ma qualunque altro oggetto di questo tipo – e l’astronomo ne incluse ben 29 nel suo catalogo – in singole stelle. Il primo a descriverne la composizione in un considerevole numero di deboli e compresse stelle fu William Herschel notando, tra l’altro, che la luminosità di tale ammasso stellare aumentava di poco verso il centro. Evidentemente, la regione centrale del globulare non possedeva la medesima densità dei suoi simili, giacché Lord Rosse notò addirittura la presenza di concatenazioni di stelle che partivano, in maniera radiale, dal suo nucleo: