Coelum Astronomia 213 - 2017 - Page 199

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La struttura degli anelli esterni

Nel 1937, l'astronomo S.D.Tremaine aveva notato brandelli di un secondo anello, esterno a quello noto. Ad ogni modo, fino a pochi anni fa, le migliori immagini di M 57 riprese anche con i grandi telescopi professionali mostravano poco più del ben noto anello. L'evoluzione della tecnologia applicata ai sensori e all'elaborazione delle immagini digitali ha fornito nuove immagini davvero impressionanti: si possono vedere esattamente le strutture esterne all'anello principale, non solo quelle descritte da Tremaine ma altre ancora ancor più lontane. Anelli di gas quasi concentrici e sovrapposti in espansione, probabilmente formati a seguito di fenomeni espulsivi, veri sbuffi di materiale gassoso attuati dall'allora morente gigante rossa ancor prima di rilasciare il materiale che ha poi formato la struttura ad anello principale. Tale materiale esterno si intreccia a formare strutture così complicate di cui fino a pochi anni addietro era francamente difficile prevederne l'esistenza. Il gas in espansione, entrato a contatto con il mezzo interstellare e mosso lungo linee di forza del campo magnetico che circonda la nebulosa, ha creato infatti onde d'urto, filamenti e nodi nei quali la maggior densità rende tali “micro” strutture più luminose.

Si stima che la Nebulosa Anello si stia espandendo a una velocità di quasi 70.000 km/h e, secondo i ricercatori, continuerà a farlo per almeno altri 10.000 anni, diventando sempre più rarefatta e tenue, fino a confondersi con lo spazio circostante e, quindi, a non risultare più visibile: effimera come tutte le nebulose planetarie.

Molte volte, intenti ad osservare la nebulosa ad anello, i nostri occhi non colgono il barlume di un oggetto ad essa apparentemente vicino, a soli 4,1' a nord-ovest, ma in realtà estremamente più lontano; un caso, quindi, dove la profondità degli enormi spazi cosmici è annullata per un solo effetto prospettico: Si tratta della galassia a spirale barrata IC1296, lontana ben 235 milioni di anni luce: fa un certo senso pensare che la luce di questo oggetto, oggi recepita dai nostri occhi o dai sensori applicati ai telescopi, partì quando sul nostro pianeta dovevano ancora diffondersi i dinosauri! La bassa luminosità superficiale di questo oggetto, di 14a grandezza, rende possibile intravvederlo già telescopi da almeno 200 mm di diametro ma quasi esclusivamente quando esso raggiunge lo zenit. Il nucleo di piccolissime dimensioni della galassia appare in effetti come una stella quindi un atlante stellare è indispensabile per individuarlo e “staccarlo” dal nutrito numero di stelle di fondo. Le due braccia a spirale di cui tale galassia è dotata si estendono lungo direzioni quasi opposte; la galassia, larga solo 1', si rende visibile come nulla di più di un esile filamento in prossimità del nucleo in condizioni di seeing e trasparenza eccezionali ma utilizzando strumenti da almeno 300 mm e forzando gli ingrandimenti, particolarità che rende netto il contrasto tra il nucleo luminoso e le due evanescenti braccia a spirale. Nelle riprese con sensori la piccola galassia evidenzia l'esistenza di una luminosità diffusa attorno alle due braccia. Concludiamo le nostre note su questo oggetto ricordando che in questa galassia apparve la supernova sn2013ev, di magnitudine 18,7; essa venne scoperta l'11 agosto 2013 dagli italiani F. Ciabattari, E. Mazzoni e G. Petroni col telescopio da 50 cm dell’osservatorio di Monte Agliale (Lucca) e indipendentemente dal tedesco M.Kliemke quando splendeva di magnitudine 17,2; a posteriori, essa venne rilevata in immagini riprese il 3 agosto ma non in quelle riprese l'1: essa doveva quindi essere apparsa il 2 agosto di quell'anno.

L’Area Sud-Orientale

Spostiamo ora la nostra attenzione nell’angolo sud-orientale della costellazione, andando a rintracciare altri due oggetti dello stesso tipo, certamente meno noti ma non per questo meno importanti.

NGC 6765: bella e strana!

La più settentrionale, situata a poco meno della metà della direttrice Albireo (β Cyg) - Sulafat (β Lyr), di poco più vicina a quest’ultima, è NGC 6765 (nota anche come la sigla Pk 62 + 9.1), lontana ben 7600 anni luce. Si tratta di una piccola nebulosa planetaria dalla forma irregolare. Estesa su un’area di 40" d’arco, la sua luminosità di superficie risulta bassa, di tredicesima grandezza. All’osservazione effettuata con strumenti da almeno 300 mm e senza l’ausilio di filtri interferenziali, non è difficile da reperire e appare subito, all’osservazione diretta, simile a una piccola galassia lenticolare, allungata in direzione NO–SE. Con l’ausilio di un filtro OIII, e aspettando che la pupilla si adatti per qualche minuto all’oscurità, la nebulosa inizia ad assumere una forma simile a quella di una piccola fiamma di candela, con tanto di “base” più luminosa, situata a nordest. Occhi ben allenati riescono a percepire una piccola protuberanza a forma di getto, quasi ortogonale all’asse principale, che dà l’impressione di essere un braccio a spirale che parte dalla barra centrale. Tutta la meraviglia di questa nebulosa si svela nelle riprese effettuate con sensori digitali: appare con almeno tre lobi principali legati da strutture minori arcuate su un’area dalla luminosità assai più debole, simile alla forma di un piccolo gruppo di galassie. Nelle riprese sarà possibile scorgere anche la stella centrale. NGC 6765 è certamente una delle planetarie con la struttura più insolita tra quelle note: bella e strana allo stesso tempo!