Coelum Astronomia 213 - 2017 - Page 193

www.coelum.com

135

193

di rotazione delle due componenti ad essere sincrono con quello di rivoluzione e, di conseguenza, i due astri esibiscono l’uno all’altro sempre lo stesso emisfero, quello dove è presente la “punta” dell’ovoide.

Oltre alle eclissi, entrambe le stelle mostrano variazioni continue di luminosità dovute proprio al cambiamento della loro forma mentre ruotano l'una attorno all'altra: l'area di emissione luminosa varia dall’essere minima al momento della congiunzione, in fase di eclisse, a massima quando le esse si presentano l’una di fianco all’altra, ovvero in quadratura.

La complessa variazione luminosa del sistema di β Lyr, pur con un’ampiezza appena maggiore a una magnitudine, è osservabile anche con l’ausilio di un binocolo tenendo come campione la vicina Sulafat (γ Lyr).

Si conoscono, ad oggi, più di 600 binarie del tipo β Lyr, con periodi che vanno da poche ore a qualche settimana, tempi brevi indotti proprio dalla vicinanza delle componenti di tali sistemi.

Non è stato possibile risolvere il sistema di Sheliak con telescopi ottici fino al 2008, allorché le componenti furono chiaramente rilevate tramite interferometria. In quell’occasione, l’istantanea ottenuta tramite gli strumenti CHARA Array Interferometer e Michigan InfraRed Combiner (MIRC) mostrò sia la deformazione strutturale delle due componenti sia il disco di accrescimento.

M 57, la Nebulosa Anello (Ring Nebula)

Pressappoco a metà strada tra Sheliak e Sulafat, poco più vicina alla prima delle due, è situata quella che è ritenuta essere la più bella nebulosa planetaria visibile in un telescopio di medie dimensioni: M 57, la famosa “Nebulosa Anello”. È sicuramente uno degli oggetti celesti più conosciuti e, probabilmente, la nebulosa planetaria tra le più amate dagli astrofili, in quanto è luminosa e facilmente visibile anche da aree urbane o con l’ausilio di strumenti di modesto diametro. Non a caso anche Flammarion disse: «questa piccola costellazione racchiude un'altra notevole curiosità siderale, la celebre nebulosa anulare della Lira, l'unica di tale caratteristica forma che sia accessibile anche agli strumenti di media potenza».

Già visibile con un binocolo come un piccolo dischetto o una stellina sfocata immersa in un mare di stelle puntiformi, osservata a ingrandimento elevato con strumenti di grosso diametro la visione della Nebulosa Anello è a dir poco spettacolare, evidenziando da subito la presenza di una stella di dodicesima grandezza 1' a oriente di essa. La sua elevata luminosità, integrata a +8,8 magnitudini, fa sì infatti che il contrasto con il fondo cielo non vada a perdersi, anche con l'ausilio di un filtro OIII che rende al meglio la sua struttura evidenziando addirittura la luminosità soffusa nella regione interna all'anello, irregolarità luminose sparse qua e là, nonché il fatto che l'anello stesso si rivela più luminoso nei due semiarchi a nord e a sud, i più lunghi per intenderci, e meno luminoso agli estremi est e ovest, laddove si chiude.

Per riuscire a scorgere la nana bianca che giace nel mezzo, che splende di magnitudine +15,3, è necessario un telescopio di diametro da almeno 35 mm e condizioni perfette del cielo.

È proprio l'elevata temperatura della compatta e densissima nana bianca che risiede esattamente al suo centro, prossima a 125 mila K, a rendere eccitati gli atomi della nebulosa. È una delle stelle con la maggiore temperatura superficiale conosciuta! Pur piccola, con massa solo 0,6 volte quella solare, è ben 200 volte più luminosa della nostra stella. È facile dunque capire che, a causa dell'elevatissima energia rilasciata da questo piccolo oggetto, i gas di M57 si rendano così ben visibili, in particolare usando un filtro OIII.