Coelum Astronomia 213 - 2017 - Page 185

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Sopra. NGC 6960, parte occidentale della Nebulosa Velo, resto di una immensa esplosione di Supernova, nella luce dell’idrogeno. Telescopio Remoto ASTRA #1(Ritchey-Chrétien, 1354 mm/5.4 & SBIG ST8XME su GM2000, Vidor, TV). Enzo Pedrini.

La nebulosa Velo è ciò che rimane dell’esplosione di una supernova, che brillò nel cielo della Terra tra 5000 e 8000 anni fa (non è nota la data esatta). Una stella di grande massa ultimò la sua vita esplodendo in un’immensa nuvola di gas incandescente. Le 3 parti della Velo costituiscono l’aspetto attuale del guscio eiettato durante l’esplosione. I gas predominanti sono l’idrogeno, l’ossigeno e lo zolfo. La Veil nebula è anche una forte sorgente a raggi X e radio (con il nome di W78). Attualmente, i frammenti di stella si sono espansi per circa 100 anni luce, ovvero 3 gradi di cielo proiettato nella costellazione del Cigno a 1500 anni luce dalla Terra.

Nebulosa Velo

Lo scorso mese abbiamo incontrato nella costellazione del Cigno le vaste distese di nubi di idrogeno, rosse dell’emissione dell’H-alfa, culle per nuovi giovani soli. Oggi ci soffermiamo invece su un oggetto specifico proprio di questa costellazione: gli antichi resti di una stella esplosa nell’immenso bagliore di una Supernova, sicuramente avvistata come una “nuova stella” dall’uomo che si avviava all’invenzione della scrittura e della ruota e aveva iniziato a costruire le prime città. Sto parlando della “Nebulosa Velo” (Veil Nebula), che osserviamo in questa pagina e nella successiva con i telescopi remoto ASTRA con il suo frammento occidentale, NGC 6960, il suo frammento orientale, NGC 6992 e, più a sud, NGC 6995.