Coelum Astronomia 213 - 2017 - Page 16

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Dobbiamo però ricordare che, al tempo del “lago Gale”, nel nostro pianeta la vita non si era ancora adattata all’uso dell’ossigeno – possiamo dire che la fotosintesi non era ancora stata “inventata”». Piuttosto, lo stato di ossidazione di certi elementi, come il manganese o il ferro, potrebbe essere stato altrettanto importante per lo sviluppo della vita su Marte – sempre che sia mai esistita – e gli stati di ossidazione dipendondono direttamente dall’ossigeno disciolto nell’acqua.

«Nello stesso lago coesistevano ambienti molto diversi» spiega invece Hurowitz, «questo tipo di stratificazioni sono molto frequenti nei laghi terrestri, e adesso le abbiamo ritrovate su Marte. Un ambiente così diversificato può quindi aver fornito più opportunità di sopravvivenza a più tipi diversi di vita microbica».

Se Marte abbia mai ospitato o ospiti forme di vita ancora non lo sappiamo, ma la ricerca della vita extraterrestre comincia proprio dalla ricostruzione dell’ambiente per stabilire se era adatto a supportarla, ed è quello che sta facendo Curiosity su Marte: esplorare gli ambienti abitabili

dell’antica superficie di Marte.

In più di 1.700 sol (giorni marziani), Curiosity ha percorso più di 16 km, dal fondo del cratere Gale fino al Monte Sharp, vicino al centro del cratere. Il Los Alamos National Laboratory, da cui proviene parte del team che ha firmato lo studio, è anche il laboratorio che ha sviluppato la ChemCam (lo strumento che può individuare una roccia a

distanza di 7 metri e vaporizzarne una piccola quantità per analizzare lo spettro della luce emessa usando la micro-imaging camera inclusa) in collaborazione con l’agenzia spaziale francese. E grazie anche ai dati raccolti da questo strumento gli scienziati saranno in grado di

ricostruire un modello più completo della storia geologica di Marte.

Nel 2020, se tutto procederà come nei piani, toccherà alla seconda parte di ExoMars (missione russo-europea), con il suo rover, ad analizzare il sottosuolo marziano – sia per cercare negli strati più antichi sia per analizzare zone al riparo dai raggi cosmici che sterilizzano la superficie del pianeta – cercando tracce di vita microbica passata o presente.

Sopra. Un'immagine generata al computer di come doveva apparire il "lago Gale" tra i 3 e i 4 miliardi di anni fa. Crediti NASA/JPL-CALTECH/ESA/DLR/FU BERLIN/MSSS.

Nel disegno in basso alcuni dei processi, e degli indizi, che indicano la presenza di un lago durato a lungo nel tempo, abbastanza da avere vari livelli di stratificazione costituiti da materiali diversi, più o meno ossidati, e creando ambienti diversi da zona a zona. Dalle analisi è risultato come le acque più basse, in prossimità dei luoghi in cui l'acqua fluiva nel lago, abbiano dato origine a sedimenti più densi e grossolani e fossero più ricche di ossidanti delle acque profonde, in cui i sedimenti più antichi sono costituiti da particelle via via più sottili. (Credit: NASA/JPL-Caltech/Stony Brook University).