Coelum Astronomia 213 - 2017 - Page 122

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Coelum Astronomia

Il Commento di Seth Shostak

Astronomo presso il SETI Institute

A mio parere l'ipotesi del passaggio di una cometa non funziona. Prima di tutto non ho mai sentito parlare di nessun caso in cui qualcuno sia riuscito a misurare un forte segnale dell'idrogeno proveniente da una cometa, eppure ho impiegato io stesso moltissimo tempo al radiotelescopio in ascolto sulla frequenza dei 1420 MHz. Inoltre, bisogna considerare che il radiotelescopio Big Ear, che ha rilevato il "Wow! Signal", era dotato di due feed, o ricevitori. Questi scandagliavano la stessa zona di cielo a una distanza temporale di 70 secondi. Era una specie di seconda rilevazione automatica.

Eppure il segnale Wow è apparso una sola volta nei tabulati, in un solo ricevitore. Questo fatto può essere spiegato con il fatto che il segnale si è spento proprio nel tempo di passaggio dal primo rilevatore al secondo. Un'interferenza terrestre sarebbe compatibile con queste caratteristiche, ma, allo stesso modo, anche un segnale di una civiltà extraterrestre lo sarebbe! Considerando l'ipotesi di una cometa in moto nel Sistema Solare, questa non si sposterebbe con sufficiente velocità per apparire in una delle aree di rilevazione del Big Ear per sparire poi dalla

seconda area nell'arco di appena 70 secondi. Quindi l'ipotesi va contro logica.

C'è anche una dichiarazione da parte di Robert Dixon, il radioastronomo che all'epoca della rilevazione del Wow Signal era direttore dell'Ohio State Radio Observatory, che sostiene che non

vi sono prove del rilevamento di intensi segnali nella banda dell'idrogeno da parte di comete. In più, Dixon aggiunge che le comete non erano affatto vicine alle aree scandagliate dal Big Ear all'epoca del rilevamento del segnale.

In definitiva, anche se non vi sono prove, è possibile che il "segnale Wow" abbia davvero avuto origine da una civiltà extraterrestre e, forse, un giorno rileveremo ancora un altro segnale di quel genere. La questione rimane aperta ma, di sicuro, non si è trattato di una cometa e questa è la fine della storia.

Ricordiamo che il radiotelescopio Big Ear, che ha individuato il segnale, era sensibile alle onde radio provenienti da due strette regioni adiacenti in cielo, che venivano “spazzolate” utilizzando il moto di rotazione della Terra. Un segnale fisso avrebbe dovuto generare due impulsi, ma in realtà ne è stato rilevato solamente uno. Ciò indica che la sorgente si è accesa, o spenta, nei 5 minuti di tempo che intercorrevano tra il passaggio da una regione a un’altra di sensibilità del radiotelescopio. La stessa zona è stata riosservata i giorni seguenti, senza rivelare alcun segnale, mentre la cometa non si sarebbe mossa significativamente in un solo giorno. I due fasci erano distanti circa un grado in cielo, e larghi meno di un quarto di grado. Non era quindi possibile osservare degli oggetti distanti 15 gradi.

Il nuovo articolo presenta anche altri problemi. Un radiotelescopio può funzionare essenzialmente in due modalità: quella spettroscopica, in cui si cercano segnali a una frequenza specifica, e quella a banda larga, molto più sensibile rispetto all’emissione dovuta a sorgenti che emettono a tutte le frequenze, come le radiogalassie, ma quasi cieca a segnali come quello dell’idrogeno. Paris ha cercato di osservare, in modo spettroscopico, il segnale radio dovuto