Coelum Astronomia 213 - 2017 - Page 190

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Coelum Astronomia

Alla Scoperta del Cielo dalle Costellazioni alle Profondità del Cosmo

La Lira

di Stefano Schirinzi

Terza Parte

Nella Storia e nel Mito

Una delle curiosità che riguardano il cielo boreale è quella relativa al fatto che due delle stelle più luminose dell’intera volta celeste giacciono opposte rispetto alla Stella Polare, alla medesima distanza da questa: sono Vega e Capella, rispettivamente quinta e sesta in ordine tra le stelle più luminose del cielo, con una differenza di soli 5 centesimi di magnitudine nella loro luminosità apparente. Mentre “la capra” – così come la magnifica stella dorata dell’Auriga veniva chiamata in passato – passa esattamente allo zenith nelle gelide serate invernali, la più luminosa stella del grande Triangolo Estivo raggiunge lo zenith nelle calde serate estive, facendo capolino sull’orizzonte di nord–est a maggio già di prima serata. Data la sua declinazione fortemente settentrionale, pari a +38,7°, Vega e la piccola ma ben distinta

costellazione da essa dominata, la Lira, risultano circumpolari per latitudini a nord di 51°: per questo motivo, già alla latitudine di Londra e Berlino, il diamante della Lira e la piccola ma ben distinta costellazione non tramontano mai durante tutto il corso dell’anno.

Prosegue il nostro viaggio, iniziato due numeri fa, alla scoperta di questa piccola ma ricchissima costellazione.

Nome: Lira

Nome Latino: Lyra

Genitivo: Lyrae

Sigla Internazionale: Lyr

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Prima Parte

Seconda Parte

Prosegue il nostro viaggio, iniziato due numeri fa, alla scoperta di questa piccola ma ricchissima costellazione.

Sheliak è β Lyr, nome derivato dal termine Al Shilyak con cui gli arabi indicavano uno strumento musicale a corde, forse lo stesso derivato dalla tradizione greca; pur recando la seconda lettera dell’alfabeto greco, così come attribuitale da Bayer nella sua Uranometria del 1603, la sua luminosità apparente è di pochi decimi inferiore a quella della vicina γ Lyr, risultando quindi il terzo luminare di questa costellazione.

Sheliak è una delle stelle più importanti dell’intera volta celeste. Nel nostro lungo viaggio tra le costellazioni, abbiamo finora incontrato numerosi esempi di coppie di stelle fisicamente legate tra loro dalla mutua attrazione gravitazionale. Nella stragrande maggioranza dei casi, le orbite di queste giacciono su piani non coincidenti con la nostra visuale; esistono, tuttavia, casi in cui il piano orbitale è inclinato nello spazio in modo da coincidere, o quasi, con la nostra direzione d'osservazione. Così, esattamente come accade per le eclissi di Sole e Luna visibili dal nostro pianeta, anche le due componenti di un sistema stellare binario si eclissano a vicenda, portando il flusso luminoso totale osservato a variare a seconda che esse siano entrambe visibili o l’una nascosta dietro l’altra. Parliamo delle cosiddette variabili ad eclisse, di cui Algol (β Per) è il primo esempio ad essere stato storicamente individuato nonché composto da stelle “normali” (definizione che tra poco sarà chiarita). Questa classe è estremamente importante perché, ottenendo lo spettro delle componenti, è possibile calcolarne la reciproca distanza, il raggio e la massa. È bene però chiarire il motivo per il quale accenniamo qui al loro spettro: i telescopi rendono possibile la visione diretta all’oculare delle stelle doppie e multiple; tuttavia questi strumenti riescono a “risolvere”, cioè a separare, coppie di stelle la cui separazione angolare rientra nel loro potere risolutivo (dipendente in primis dal diametro della lente/specchio e da fattori esterni quali la turbolenza atmosferica). Nei casi in cui non sia possibile separare le binarie strette con il telescopio, è l’analisi spettroscopica a

fornire precise indicazioni sulla natura di tali sistemi.

La famiglia delle stelle variabili a eclisse è retta su tre prototipi che si differenziano a seconda della reale struttura fisica delle stelle coinvolte. Uno di questi importati prototipi è proprio β Lyr (gli altri, Algol e W UMa), la cui variabilità venne per la prima volta individuata dall’astrofilo britannico sordomuto J. Goodricke nel 1784 allorché notò che la luminosità apparente di questa variava tra le magnitudini +3,25 e +4,36 in circa 12 giorni (misura, oggi accurata al secondo, pari a 12 giorni, 21 ore e 56 minuti). Durante tale ciclo, la stella