Coelum Astronomia 212 - 2017 - Page 84

Tecniche di Mitigazione

La frequenza con cui un asteroide può entrare in collisione con il nostro pianeta dipende dalle sue dimensioni. Essendo il risultato di una evoluzione collisionale, la popolazione dei NEO si è frammentata in maniera sostanzialmente analoga a un vaso di coccio che va in frantumi: pochi pezzi grandi, alcuni di dimensioni intermedie, molti piccoli e una miriade di schegge e polveri.

Fortunatamente dunque gli eventi più devastanti sono anche i più rari. I NEO hanno dimensioni massime di qualche decina di km, ma viste le alte velocità di incontro con la Terra (dell’ordine dei 10-15 chilometri al secondo) possono causare comunque devastazioni a livello globale. Eventi di questa entità avvengono in media ogni parecchie decine se non centinaia di milioni di anni – e comunque ad oggi abbiamo scoperto il 95% dei NEO di dimensioni maggiori di 1 km e nessuno è in rotta di collisione con il nostro pianeta, almeno per il prossimo secolo. Asteroidi di dimensioni dell’ordine delle centinaia di metri causeranno estese catastrofi a livello regionale, mentre ci si aspetta che ogni qualche secolo un oggetto di una cinquantina di metri possa causare danni locali, come il famoso caso di Tunguska del 1908 – che non ebbe gravi conseguenze solo perché avvenne in una regione decisamente poco popolata come la Siberia. Eppure il già menzionato superbolide di Chelyabinsk (si trattava di un oggetto di appena 18 metri) è stato una sorta di monito celeste: bisogna proseguire nei programmi di osservazione sistematica del cielo per avvistare il prima possibile una minaccia reale e sviluppare le tecnologie necessarie a mandare una missione spaziale in grado di deviare un oggetto in rotta di collisione con il nostro pianeta. Perché è a queste tecniche di mitigazione del danno che ci affideremo per non fare la fine dei dinosauri.

AIDA, Asteroid Impact & Deflection Assessment

ESA e NASA stanno studiando un “esperimento” congiunto, battezzato AIDA (Asteroid Impact & Deflection Assessment) che consiste nel prendere di mira l’asteroide (65803) Didymos inviando due sonde indipendenti. La prima, europea, avrà il compito di osservare ciò che accade all’arrivo della seconda sonda, americana, destinata a schiantarsi sul piccolo satellite di Didymos (non è raro trovare asteroidi accompagnati da una luna che orbita attorno ad essi).

La missione è il risultato del lavoro congiunto di due missioni distinte, AIM (Asteroid Impact Mission), dell'ESA e DART (Double Asteroid Redirection Test) della NASA.

La scelta dell’obiettivo è ricaduta su Didymos perché presenta le giuste dimensioni, passerà a soli 0,11 UA dalla Terra nel 2022 ed è di tipo binario, cioè ha un satellite che gli orbita attorno, il bersaglio ideale per l'esecuzione del test di impatto con il veicolo-proiettile. Le dimensioni dell'asteroide e del suo satellite infatti sono adeguate all'esperimento, permettendo una deflessione totale del satellite con la sua conseguente espulsione dall'orbita e con effetti di modifica collaterale dell'orbita dell'asteroide stesso. L'alterazione dell'orbita dell'asteroide avverrà, come già anticipato, tramite l'impatto del veicolo DART che ha massa di circa 300 kg ad una velocità di 6,25 km/s: l'impatto produrrà sulla piccola luna colpita una variazione di velocità di appena 0,4 mm/s: può sembrare poco ma è ciò che basta a modificare significativamente l'orbita dei due corpi (asteroide e satellite). Naturalmente sono stati eseguiti tutti i calcoli necessari a determinare che l'operazione non possa creare un rischio di impatto con il nostro pianeta.

Questa missione costituirà un test importante per comprendere quanto efficace sia questo tipo di

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