Coelum Astronomia 212 - 2017 - Page 79

impatti cominciano a funzionare. Non c’è da stupirsi che fosse una prima volta, dato che stiamo parlando di un’attività relativamente recente e che ha una primogenitura tutta italiana.

Era il 1999 quando al Dipartimento di Matematica dell’Università di Pisa entrava in funzione NEODyS (Near-Earth Objects Dynamic Site), il primo sistema automatico al mondo per la determinazione delle orbite dei NEO e il calcolo della loro probabilità d’impatto in tempo reale. Qualche anno dopo lo seguirà il programma Sentry (sentinella) della NASA. Insieme hanno funzionato ininterrottamente giorno dopo giorno fino a vedere il loro potenziale confermato dal caso di 2008 TC3. Perché tra la scoperta e l’impatto, avvenuto nel deserto del Sudan, passano solo 19 ore. In queste 19 ore, l’oggetto viene osservato ben 859 volte e l’orbita rideterminata con crescente precisione all’arrivo di ogni nuova osservazione fino a ottenere la certezza che impatterà la Terra. Questa frenetica attività ha permesso di determinare anche il luogo di caduta dei relativi meteoriti con una precisione tale da permettere a una spedizione scientifica dell’Università di Khartoum di ritrovarli.

Non stupisce quindi che quando, nel 2009, l’Agenzia Spaziale Europea (ESA) pone il rischio asteroidale tra temi principali del suo programma per la protezione della nostra civiltà tecnologica dai rischi provenienti dallo spazio (si chiama SSA – Space Situational Awareness), NEODyS si rivela

Il passaggio ravvicinato del NEO 2014 JO25

Chi è solito frequentare i siti dedicati ai NEO, come quello della NASA/JPL, sa che non è raro il passaggio di oggetti a poche distanze lunari: solo negli ultimi 12 mesi ci sono stati ben 237 passaggi entro 5 distanze lunari (5 LD ovvero 1,92 milioni di km) dal centro della Terra, quindi in media quasi 20 al mese! Senza contare che questi

sono gli oggetti ufficialmente scoperti e catalogati mentre, presumibilmente, ancora molti sfuggono all’osservazione perchè piccoli e in condizioni di illuminazione sfavorevole.

È il caso avvenuto lo scorso 22 aprile, per esempio, del passaggio del NEO 2014 JO25, scoperto nel maggio 2014 dagli astronomi del Catalina Sky Survey: un vero gigante con un diametro stimato in circa 650 metri! Nessun rischio di impatto per la Terra: il passaggio è risultato però di sicuro interesse per i numerosi astrofili che si sono cimentati nell'osservazione e nella ripresa di questa montagna vagante e un ulteriore monito del rischio cui il nostro pianeta è continuamente esposto.

L'immagine qui sopra mostra alcune

immagini radar (in alto a destra) catturate dal radio telescopio di Arecibo (Porto Rico) mentre (di sfondo) si vede la traccia del passaggio dell'asteroide, ripreso per 4 ore il 22 aprile 2017 alle ore 21:00 da Paolo Bacci dall’Osservatorio Astronomico della Montagna Pistoiese GAMP.

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