Coelum Astronomia 212 - 2017 - Page 70

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Coelum Astronomia

Che il nostro pianeta sia continuamente a rischio di collisione con dei piccoli corpi celesti alla deriva nello spazio è un dato di fatto. Ma è anche vero che, dalla scoperta del primo oggetto di questo tipo poco più di un secolo fa (vedi l’articolo “La Terra braccata” di Claudio Elidoro in questo stesso numero), le tecniche per individuarli, caratterizzarli e tenerli sotto stretta osservazione hanno fatto passi da gigante. Ad oggi ne conosciamo più di 16 000 e il totale aumenta al ritmo di quasi 2 000 oggetti all’anno. Eppure, il 15 febbraio 2013 un piccolo asteroide di una ventina di metri è esploso nel cielo della città russa di Chelyabinsk gettando nello scompiglio la popolazione e provocando un migliaio di feriti.

Come mai non è stato avvistato per tempo? E se fosse stato più grande? Abbiamo rischiato veramente di fare la fine dei dinosauri? Rispondere a queste domande significa addentrarsi nelle bizzarrie della meccanica celeste, imparando a schivare le trappole della statistica, per capire che anche gli eventi improbabili a volte accadono.

E che per non subirne le conseguenze più drammatiche bisogna prepararsi per tempo.

Si deve dunque continuare a scrutare il cielo per essere sicuri di trovare il prossimo impattore con un anticipo sufficiente a mettere in pratica delle efficaci strategie di mitigazione del danno: dalla evacuazione delle zone a rischio all’invio di sonde kamikaze, per deviarne la rotta quel tanto che basta a fargli mancare la Terra. Il tutto con un approccio “globale”, dato che un asteroide non bada certo ai confini tra gli Stati.

L’Agenzia Spaziale Europea ha raccolto la sfida, inaugurando nel 2013 il Centro di Coordinamento sul rischio asteroidale (ESA NEO Coordination Centre) presso l’ESRIN di Frascati e mettendo in cantiere lo studio di una missione di deflessione (AIM - Asteroid Impact Mission). Ma prima di entrare nel dettaglio di queste iniziative occorre fare un passo indietro per descrivere il contesto in cui esse si muovono.

Un'immagine dell'edificio principale dell'ESRIN, noto anche come Centro per l'Osservazione della Terra dell'ESA, è situato presso Frascati, a circa 20 km di distanza da Roma. Crediti: ESA - S. Corvaja.