Coelum Astronomia 212 - 2017 - Page 55

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di tempo fa, nessuno si sarebbe mai sognato di suggerire. Il merito è anche del fatto che, qualche anno fa, da un polveroso archivio nel quale era rimasto sepolto, è emerso uno studio degli anni Settanta sulle esplosioni nucleari sottomarine commissionato dal Ministero della Difesa statunitense. La scoperta di quello studio, opera di un gruppo di esperti coordinati da William Van Dorn (ingegnere specializzato in oceanografia), ha obbligato chi si occupava di simulazioni di impatti oceanici a rivedere drasticamente i modelli impiegati. In sostanza i dati raccolti dal team di Van Dorn indicavano che nel caso di esplosioni in acqua – e l’impatto di un asteroide può a pieno titolo essere considerato alla stregua di una esplosione – le

onde generate diminuiscono di intensità molto più rapidamente rispetto alle onde di uno tsunami.

La seconda conclusione che possiamo trarre dalle simulazioni di Rumpf e collaboratori è che, per un impatto sulla terraferma, i fenomeni di gran lunga più critici per la popolazione sono il picco di sovrappressione e l’innesco di venti davvero devastanti. Per impatti di oggetti di 400 metri, il massimo considerato nello studio, i due fenomeni sono responsabili di oltre il 60% delle perdite di vite umane. Ad essi vanno poi aggiunti i contributi degli altri fenomeni associati all’impatto, con l’irraggiamento termico, responsabile di circa il 25% dei decessi, a giocare il ruolo principale.

Per comprendere come mai il vento d’impatto possa essere così devastante basta segnalare qualche dato. Quel piccolo asteroide roccioso/metallico di una sessantina di metri, cui si accennava poco fa, sarebbe in grado di innescare un vento d’impatto che a 5 km da ground zero soffierebbe a circa 390 chilometri orari. Allontanandoci di altri 5 km dal luogo dell’impatto il vento soffierebbe ancora a 128 km/h, mentre 5

km ancora più in là la sua velocità sarebbe di 70 chilometri orari. Ovviamente, la pericolosità non sta tanto nella possibilità che una violenta folata spinga rovinosamente una persona a terra o contro un muro, ma soprattutto nel fatto che piccoli oggetti possano trasformarsi in letali proiettili. A questo proposito, studi medici dimostrano che già a 16 chilometri orari un oggetto di circa 5 chilogrammi è in grado di sfondare il cranio di una persona.

Per quanto riguarda il picco di sovrappressione, ritengo doveroso suggerire una considerazione. È pur vero che lo scopo dell’analisi di Rumpf e collaboratori è quello di valutare quanto i fenomeni innescati dall’impatto siano direttamente collegati alla morte della popolazione, ma questo potrebbe essere piuttosto riduttivo. Parlando dell’onda di sovrappressione che si propaga dall’impatto, la sua pericolosità per la vita umana è dovuta ai

Sopra. Una rappresentazione dell'esplosione della meteora che la mattina del 30 giugno 1908 si disintegrò a Tunguska. Si notano l’onda d’urto e la sfera di gas ad alta temperatura in violenta espansione verso il terreno.