Coelum Astronomia 212 - 2017 - Page 53

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Canada e Giappone. Tutto sommato si tratta di due classifiche che non costituiscono una sorpresa assoluta dato che, a ben guardare, rispecchiano abbastanza fedelmente la situazione demografica ed economica del nostro pianeta.

I ricercatori, però, sono andati oltre. Tenendo conto di entrambe le valutazioni e della frequenza degli impatti emersa dai cicli di simulazione di NEOimpactor, hanno stilato una sorta di classifica generale delle nazioni più a rischio. Una classifica che, purtroppo, ci riguarda molto da vicino. Infatti, la lista nera vede nell'ordine: Cina, Indonesia, India, Giappone, Stati Uniti, Filippine, Italia, Regno Unito, Brasile e Nigeria. Ovviamente l'occhio cade immediatamente al settimo posto di questa pericolosa classifica. Siamo tutti d'accordo che si tratta di una simulazione e non è certo il caso di allarmarsi più del dovuto, ma la presenza del nostro paese in quella lista nera dovrebbe almeno far squillare un piccolo campanello d’allarme per chi ha il compito istituzionale di occuparsi della sicurezza degli italiani.

Dove sta il pericolo?

Bazzicando in Internet non è raro imbattersi in un errore piuttosto grossolano associato alla valutazione delle conseguenze dell’impatto di un oggetto cosmico: quello di considerare la formazione del cratere l’effetto più pericoloso e distruttivo. Sembra che nella percezione comune la pericolosità della caduta di un piccolo asteroide sulla Terra sia sostanzialmente circoscritta alla zona interessata dal buco più o meno grande che il proiettile lascia nel terreno e alle immediate vicinanze. Insomma, come dire che nel caso dell’impatto di un oggetto roccioso/metallico di una sessantina di metri, in grado di lasciare sul terreno un cratere di un chilometro di diametro, basterebbe spostarsi un paio di chilometri più in là per essere al sicuro. Decisamente no! Giusto per mettere immediatamente le cose in chiaro, in un simile scenario si potrebbe forse cominciare a parlare di zona di sicurezza almeno a una quindicina di chilometri dal punto d’impatto.

Pur essendo la testimonianza che sopravviverà più a lungo, come conferma la lunga lista delle strutture da impatto individuate sulla superficie della Terra, in realtà la craterizzazione non è