Coelum Astronomia 212 - 2017 - Page 47

www.coelum.com

47

oculari e attendibili. Le descrizioni erano troppo simili perché si trattasse di invenzioni.

Questo, dunque, comportava che si era in presenza di fenomeni naturali sulla cui origine Chladni aveva già un’idea ben precisa. Bolidi e masse pietrose cadute al suolo erano due aspetti di un medesimo fenomeno: il repentino tuffarsi nell’atmosfera terrestre di oggetti che, provenienti da ogni parte dello spazio cosmico, incappavano nel nostro pianeta.

A rendere scientificamente appetibile questa ipotesi contribuirono non poco sia le due piogge meteoritiche di Siena (16 giugno 1794) e di L’Aigle (26 aprile 1803), in Normandia, sia l’inaspettato irrompere sulla scena astronomica degli asteroidi. Alla scoperta del terzo pianetino, Heinrich Olbers propose infatti che fossero i cocci di un antico pianeta distrutto da un’immane cataclisma: la sorgente ideale non solo degli asteroidi, ma anche dei piccoli oggetti ipotizzati da Chladni.

Dovette passare un po’ di tempo prima che la possibilità della caduta di sassi dallo spazio venisse accettata dall’intera comunità scientifica, ma intanto le acque erano state smosse.

(Di Ernst Chladni e delle sue idee abbiamo parlato diffusamente sul numero 97 di Coelum Astronomia pubblicato nel luglio-agosto 2006).

Sopra. Il 18 agosto 1783 un treno di bolidi attraversò il cielo delle isole inglesi da nord a sud, in tutta la loro lunghezza, e l’illustrazione, una incisione di Henry Robinson, descrive il fenomeno come visto nei pressi della città di York. L’avvistamento fu ricordato l’anno seguente nel “Philosophical Transactions of the Royal Society”, e secondo questo rapporto, i testimoni osservarono una nuvola oblunga che si muoveva più o meno parallela all’orizzonte. Sotto questa nuvola si poteva osservare un oggetto luminoso che si divise in più parti. La luce che emanava era prodigiosa, illuminando ogni cosa sul terreno…

L’evento fu talmente clamoroso e di così lunga durata che fu visto dalla quasi totalità della popolazione britannica, compreso il Re e molti astronomi, e fu poi inserito da Chladni nella sua lista dei 20 bolidi di cui misurò traiettorie e dimensioni.

La stima che qualcuno fece della dimensione della meteora più grande (850 metri), sovrastimata a causa del guscio luminoso che la circondava, risultò in linea con le convinzioni del tempo.