Coelum Astronomia 212 - 2017 - Page 46

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Coelum Astronomia

Ai nostri giorni nessuno mette più in discussione che la Terra possa malauguratamente interpretare il poco simpatico ruolo di bersaglio per altri corpi celesti. A tal proposito, un gran numero di racconti e film di fantascienza ci hanno ormai abituato a considerarla una possibilità concreta, ma non è sempre stato così. Neppure l’intensa craterizzazione della Luna, nota fin dalle prime osservazioni telescopiche compiute da Galileo nel 1609, veniva letta come segno tangibile di un intenso bombardamento cosmico. Almeno fino alla metà del 1800, il responsabile dei crateri lunari era ritenuto il vulcanesimo e l’accesa diatriba con chi puntava su eventi meteoritici si protrasse per molti anni.

A proposito dei meteoriti, poi, non si dimentichi che neppure le ipotesi sulla loro origine erano quelle corrette. Nella visione scientifica di fine Settecento non v’era proprio posto per le pittoresche descrizioni di cadute di oggetti dal cielo, evidente frutto di superstizione e di fervida fantasia popolare. Quelle pietre erano senza il minimo dubbio di origine terrestre, sparate in aria da possenti eruzioni vulcaniche o raccolte e trasportate da vigorose folate di vento. Seppur gradatamente, anche su questo versante emerse la corretta interpretazione e la possibilità che, come fu per la Luna, anche nel passato della Terra ci potessero essere state devastanti cadute meteoritiche prese piede.

Sopra. Eugene Shoemaker in una foto di alcuni anni fa. Nato a Los Angeles nel 1928, scoprì, insieme alla moglie Carolyn, 32 comete tra cui la famosa Shoemaker-Levy che nel 1994 si schiantò su Giove. Le sue ceneri ora riposano sul suolo lunare.

Sassi dal cielo

Nella visione scientifica dell’Illuminismo non vi era certo spazio per tutto ciò che si riteneva frutto di superstizione e di credenze popolari, e tra queste figuravano a pieno titolo tutti i racconti di possibili cadute di oggetti dal cielo. L’interpretazione corrente era che per spiegare quegli strani avvenimenti – almeno quelli della cui attendibilità non si poteva proprio dubitare – bastassero i fenomeni geologici e atmosferici: eruzioni vulcaniche, trombe d’aria o folate di vento particolarmente intense.

Il primo a smuovere le acque sulla possibilità che sul nostro pianeta potessero cadere scomodi proiettili provenienti dallo spazio fu Ernst Florens Friedrich Chladni con il suo breve trattato pubblicato nel 1794, una sessantina di pagine dedicate alla massa ferrosa scoperta dal biologo e botanico tedesco Peter Simon Pallas nel corso di un suo viaggio in Siberia. Molti lo considerano l’atto di nascita della moderna scienza meteoritica, ma in quegli anni quasi nessuno la pensava così. Esaminando le testimonianze relative all’avvistamento di 24 palle infuocate e a 18 cadute di masse pietrose e ferrose, la formazione e l’esperienza forense di Chladni, che nel 1782 si era laureato in legge a Lipsia, lo portò a concludere che, benché si riferissero a fatti avvenuti in luoghi e tempi molto distanti tra loro, si era certamente in presenza di testimonianze