Coelum Astronomia 212 - 2017 - Page 44

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Coelum Astronomia

Un nugolo di corteggiatori

Probabilmente, la scoperta astronomica riguardante il nostro pianeta della quale non si sono ancora compresi appieno tutti i risvolti è quella che ci ha messo sotto il naso l’evidenza che, nel suo moto intorno al Sole, la Terra non sia affatto una viaggiatrice isolata e solitaria. Non si sta certo parlando della fedele compagnia della Luna, oggetto di osservazione e studio fin dalla notte dei tempi, ma di quel nugolo di piccoli oggetti che, nel loro cammino celeste, si spingono pericolosamente fin nei pressi del nostro pianeta rischiando inevitabilmente di coinvolgerci in un tamponamento cosmico. Una presenza assolutamente sconosciuta e impensabile prima di quella calda notte berlinese del 13 agosto 1898 in cui Carl Gustav Witt, alle prese con la determinazione della posizione in cielo dell’asteroide Eunice scoperto una ventina d’anni prima, immortalò sulle lastre fotografiche la presenza di un nuovo asteroide. Quasi a voler sottolineare l’importanza della scoperta, il Fato stabilì che in quella stessa notte anche Auguste Charlois compisse identiche osservazioni dall’Osservatorio di Nizza, individuando anch’egli quel puntino luminoso. Witt, però, fu più lesto a

dare l’annuncio e per questo si tende a dare a lui il merito della scoperta del nuovo asteroide prontamente battezzato con il nome di Eros.

Lo studio dell’orbita di Eros mostrò una curiosa caratteristica: l’asteroide non se ne stava rintanato tra Marte e Giove come gli altri asteroidi noti a quel tempo, ma il suo cammino celeste lo portava a transitare dalle parti della Terra. Una curiosità dinamica e niente più, insomma, visto che i due cammini non si attraversavano reciprocamente.

Le cose cominciarono comunque a diventare meno simpatiche quando si scoprì che Eros non era affatto l'unico oggetto a gironzolare nei paraggi del nostro pianeta. Il 12 marzo 1932, infatti, Eugène Joseph Delporte individuò l'asteroide Amor proprio mentre sfrecciava a 16 milioni di chilometri dalla Terra, un record assoluto per quei tempi.

La situazione avrebbe anche potuto peggiorare ulteriormente quando, 44 giorni dopo la scoperta di Amor, Karl Wilhelm Reinmuth individuò dall'Osservatorio di Heidelberg un nuovo asteroide. Il Fato, però, reputò che i tempi non fossero ancora maturi per quel passo e l'oggetto venne quasi subito perso di vista. Quando, 41 anni più tardi, venne finalmente ritrovato, apparve immediatamente chiaro che la sua orbita si spingeva pericolosamente più all’interno di quella della Terra. L'asteroide, battezzato con il nome Apollo, rappresentava il concretizzarsi di una eventualità alla quale fino ad allora nessuno aveva mai avuto il coraggio di pensare seriamente: per quanto tempo la Terra sarebbe riuscita a sfuggire al tamponamento di quell’asteroide che periodicamente le tagliava la strada? Il rischio di un impatto cosmico, insomma, non era più un affare che riguardava soltanto le epoche più remote della storia del nostro pianeta, ma si presentava ora come una tragica possibilità nel suo futuro.

Carl Gustav Witt