Coelum Astronomia 212 - 2017 - Page 145

www.coelum.com

145

La stella più importante dopo il Sole…

Sopra. Spettri di Vega e di m Cephei (la “stella granata”) a confronto. Lo spettro di Vega mostra tutta la serie di Balmer dell’idrogeno che consente di calibrare gli spettri in frequenza. Si noti la dispersione fortemente non lineare, alta nel blu e modesta nel rosso e vicino infrarosso (gli spettri terminano a circa 9000 Å ). Lo spettro di m Cephei (tipo M2 supergigante di quarta magnitudine) è completamente differente, poiché manca completamente della parte blu.

Una luce di riferimento

La luminosa stella della Lira è anche utilizzata come standard sia per la calibrazione di telescopi che come riferimento per la misurazione di grandezze intrinseche comuni a tutte le stelle – quali magnitudine, luminosità, temperatura, indice di colore e spettro. Fin dalla metà del XIX secolo, infatti, essa è stata utilizzata come standard per la taratura delle magnitudini, motivo per cui è stata scelta per rappresentarne il valore 0. Particolarità che mette in relazione colore e temperatura: quella superficiale di Vega pari a 9600 K, da tipo spettrale A0 così come venne definita.

Anche la distribuzione dell'energia attraverso il suo spettro è un valore standard nella spettroscopia stellare: nel sistema fotometrico UBV, infatti – che definisce il valore medio della magnitudine con filtri a banda larga centrati su ultravioletto, blu e giallo – per Vega i valori sono tali che U-B=B-V=0. Trovandosi poi a una distanza prossima allo standard di 10 pc (32,6 anni luce), quella usata convenzionalmente in astronomia per il calcolo della magnitudine assoluta di una stella, nel caso di Vega la magnitudine assoluta differisce di poco dalla sua magnitudine apparente.

Vega detiene alcuni record storici e proprietà intrinseche (si vedano i box di queste pagine) eccezionali per i quali viene definita la stella più importante dopo il Sole. Fu innanzitutto la prima stella ad essere fotografata, impresa che avvenne nella notte tra il 16 e il 17 luglio 1850: la storica immagine – una posa lunga ben 100 secondi – venne ripresa tramite dagherrotipo applicato al rifrattore da 38 cm dell’Osservatorio di Harvard da parte di William Cranch Bond, direttore dell’Osservatorio. È un aneddoto che oggi fa quasi tenerezza, considerando come le tecniche e i sensori si siano nel frattempo evoluti.

Qualche anno dopo, nell'agosto 1872, Henry Draper riuscì invece a riprenderne lo spettro, prima ripresa di questo tipo effettuata su una stella differente dal Sole che, nell’occasione, mostrò anche le linee di assorbimento, simili a quelle già note nello spettro solare. Nel 1879, William Huggins rilevò, per la prima volta ancora nello spettro di Vega, «linee assai marcate», come egli stesso ebbe a definirle. Ciò che egli scoprì era la cosiddetta serie di Balmer, sequenza di quattro righe, a diverse lunghezze d'onda, prodotte dai salti quantici di un elettrone eccitato nell’atomo di idrogeno, assai più intense se paragonate a quelle prodotte da altri elementi.

Vega fu anche la terza stella per la quale venne