Coelum Astronomia 212 - 2017 - Page 144

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Coelum Astronomia

sicuramente percepito che la sua bianchissima luce appare screziata da tonalità azzurrine, che danno a tutti gli effetti la sensazione di ammirare una gelida gemma immersa nel luccichio di innumerevoli astri assai più deboli ma certamente più lontani, che si pongono ad essa vicini solo per prospettiva. Splendendo di magnitudine +0,03, in ordine di luminosità apparente Vega si pone appena dietro ad Arcturus (α Boo), rispetto alla quale è solo 8 centesimi di magnitudine più debole, e subito davanti a Capella (α Aur), questa più debole di cinque centesimi. Queste tre stelle, le più luminose dell'emisfero boreale, sono praticamente identiche tra loro e la minuta differenza esistente non è assolutamente percepibile a occhio nudo. Cosa che non può dirsi per le tre stelle più luminose dell’intera volta celeste, Sirius (α CMa), Canopus (α Car) e Rigel Kentaurus (α Cen), fari del cielo australe separate però da un più ampio range di luminosità apparente.

Vega nella storia

Il nome proprio di α Lyr deriva da una traslitterazione della frase araba al-nasr al-waqi (“l'aquila in picchiata”). Per via della sua grande lucentezza e della sua posizione nel cielo notturno, Vega rivestì una grande importanza già nelle antiche culture mesopotamiche, laddove fu la “vita del cielo” per gli accadi, “messaggero di luce” a Babilonia e "giudice dei cieli" presso gli assiri, probabilmente per il fatto di essere così luminosa e avvicinarsi allo zenith anche a quelle latitudini. Nell'antica Grecia essa rappresentò il manico della lira di Orfeo, tradizione che si protrasse anche nella cultura romana, che associava il sorgere eliaco della stella della Lira con l'inizio dell'autunno.

Nell'antica Cina, Vega fu “la tessitrice”, protagonista assieme ad Altair di una struggente leggenda che merita di essere qui ricordata: due amanti costretti a restare separati alle due sponde del “fiume d'argento" – la Via Lattea – e che potevano incontrarsi solo alla settima Luna nuova, in estate, allorché uno stormo di gazze formava un momentaneo ponte che univa le due rive del fiume celeste, permettendo l'incontro dei due.

Vega fu già importante per gli uomini del neolitico, forse i primi che dedicarono attenzione alla volta celeste, nel passaggio dalla vita nomade a quella stanziale: l’avvio dell'agricoltura, infatti, richiedeva di tener conto dello scorrere del tempo, dettato dalle stagioni e dal moto notturno delle stelle. Ebbene, a causa del movimento di precessione dell'asse di rotazione terrestre, che sappiamo essere lungo quasi 25 800 anni, l'asse di rotazione del nostro pianeta puntava, circa 12 mila anni or sono, proprio nei pressi di Vega, precisamente a circa 4° da essa. La sua posizione non era certamente vicina al polo nord celeste come accade per l'attuale Polaris (α Umi), che dista meno di 1°, ma il fatto che una delle stelle più luminose del cielo si trovasse in quell'importante ruolo era certamente cosa notevole!

A tutti gli effetti, nessun'altra nella serie di stelle polari avvicendatesi ripetutamente nel corso dei millenni è luminosa come Vega, ruolo che la lucida della Lira tornerà ad assumere in un futuro lontano, tra 13 700 anni.