Coelum Astronomia 212 - 2017 - Page 118

durante il giorno per diversi mesi. Mezzo mondo più in là, i nativi americani ce ne hanno fatto avere testimonianza attraverso pittogrammi di una mezzaluna con una stella luminosa vicina, che alcuni pensano possa essere proprio la supernova.

Questa “guest star” è stata dimenticata fino a 700 anni dopo, quando, con l’avvento dei telescopi, gli astronomi poterono vedere questa nebulosa tentacolata proprio al posto della stella svanita e la chiamarono la Nebulosa Granchio. La nebulosa, oltretutto, è anche il resto di supernova più cospicuo conosciuto e fu proprio la presenza di questo oggetto a dare il via alla compilazione del Catalogo Messier, in cui viene riportata proprio con la sigla M1.

Oggi ormai sappiamo che si tratta del residuo gassoso in espansione da una stella che è esplosa come una supernova, a 6500 anni luce da noi, e che si è illuminata della luce di 400 milioni di soli! Alla fine degli anni Sessanta, gli astronomi hanno poi rivelato il cuore schiacciato della stella condannata: una stella di neutroni ultra densa che come una dinamo alimenta l’intenso campo magnetico e le radiazioni che illuminano la nebulosa. Emettendo forti emissioni praticamente

nell’intero spettro, abbiamo quindi la possibilità di studiare la Nebulosa Granchio attraverso una vasta gamma di radiazioni elettromagnetiche: dai raggi X alle onde radio.

L’immagine composita in apertura mostra proprio la complessità dell’aspetto torturato di questo residuo di supernova, combinando i dati di cinque differenti telescopi che lavorano in cinque differenti bande dello spettro elettromagnetico.

Qui sotto e nel video nella prossima pagina vediamo anche le singole immagini nelle differenti lunghezze d’onda, che rivelano diversi aspetti della Nebulosa.

Il Karl G. Jansky Very Large Array (VLA), nelle onde radio in rosso, mostra come un feroce “vento” di particelle caricate dalla stella di neutroni ha alimentato la nebulosa, causando l’emissione di onde radio.

Sopra. La posizione della Nebulosa Granchio (M1 del Catalogo Messier) nella costellazione del Toro. Crediti: Coelum Astronomia CC-BY.

Sotto. Le immagini della nebulosa nelle cinque diverse bande dello spettro elettromagnetico, da sinistra: radio, infrarosso, luce visibile, ultravioletto, raggi X. Crediti: NASA, ESA, NRAO/AUI/NSF and G. Dubner (University of Buenos Aires).

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