Coelum Astronomia 212 - 2017 - Page 101

degli oggetti deboli risulta fondamentale la presenza di un cielo nero, e quindi la possibilità di muoversi lontano dalla pianura padana. In pianura neanche il 520 mm di diametro può vincere contro un piccolo 150 mm in alta quota, ma a 2600 metri di quota, e mi riferisco al Colle del Nivolet in provincia di Aosta dove ho osservato a occhio nudo allo zenit stelle di magnitudine +7,1, il 520 mm arriva a stelle di magnitudine +16,7.

La nebulosa testa di cavallo è ben visibile, meglio se con filtro H-beta, e le 5 galassie del Quintetto di Stephan sono una facile preda. Il velo del Cigno può essere percorso per intero navigando letteralmente tra gli intrecci delle nebulosa, mentre i grandi ammassi globulari del catalogo di Messier, tipo M13 e M3, a 300 ingrandimenti sembrano quasi ammassi aperti data la moltitudine delle stelle perfettamente risolte fino al centro. Le bande scure delle galassie di taglio, tipo NGC 891, si mostrano praticamente in maniera fotografica. Addirittura alcune nebulose planetarie, come la Nebulosa saturno NGC 7009 nell’Acquario, appaiono azzurrissime, così come si percepiscono i rosa e i verde pastello di M42 e M43. E ancora, Tritone, il satellite di magnitudine +13,5 di Nettuno, è appena percepibile a 150 ingrandimenti ma facile a 300 ingrandimenti, e fantastico è il contrasto tra i bracci a spirale della galassia NGC 6946 e l’ammasso aperto NGC 6939 nel Cefeo, visibili nello stesso campo dell’oculare a 85 ingrandimenti. In ultimo, ma la lista potrebbe essere lunghissima, nelle serate limpide e di grande calma atmosferica, si può persino intravedere la stella centrale della nebulosa della lira M57, di magnitudine +15,3, utilizzando 500 ingrandimenti per stemperare la parte centrale della nebulosa in cui è immersa l’eludente nana blu.

Non tutto però è visibile con un diametro di 520 mm. Ad esempio, l’impresa di separare le 4 componenti della famosa lente gravitazionale Einstein Cross di magnitudini comprese tra +17,4 e +18,7 va oltre la portata di questo strumento, così come mai si è mostrata la galassia IC1296 nelle vicinanze di M57, benché qualche astrofilo abbia riportato osservazioni positive anche con strumenti di “soli” 300 mm di diametro. Lo stesso dicasi della galassia Maffei 2 che si cela dietro le polveri della Via Lattea o per il getto della gigante galassia ellittica M87 nella costellazione della Vergine.

Qui entra in scena l’idea di costruire uno strumento veramente grande: il passo naturale sarebbe dovuto essere verso un diametro di 600 o 700 millimetri, ma il diametro a tre zeri era lì ad allettarmi...

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Sopra. Saturno e Giove ripresi nel lontano 1999 con una videocamera in B/N ancora analogica su videocassetta con il telescopio dobsoniano da 520 mm di diametro su tavola equatoriale. Queste foto sono precursori delle moderne riprese con le webcam.

Nel prossimo numero, il racconto nel dettaglio della progettazione e la costruzione meccanica del dobsoniano da 1 metro di diametro! Da non perdere…