Coelum Astronomia 212 - 2017 - Page 100

100

Coelum Astronomia

arrivavano notizie che specchi da mezzo metro di diametro e spessore di 25 millimetri potevano dare ottimi risultati, se lavorati con certi accorgimenti e se installati in supporti isostatici che distribuivano in modo uniforme il peso dello specchio su molti punti senza costringerlo lateralmente. Era il 1996, decisi così di acquistare un vetro commerciale del massimo spessore disponibile, che era di 30 mm. Al solito il vetraio prima tagliò il pezzo quadrato dalla lastra di vetro e poi lo arrotondò e lo smussò. Questa volta feci generare la curvatura a macchina tramite una mola a tazza per vetro montata su un tornio con asse inclinato, pagando l’esigua somma di centomila lire (circa 50 euro) ma risparmiando così le molte decine di ore di lavoro manuale necessarie per la sbozzatura.

Per il resto, la lavorazione dello specchio, sempre nel box e rigorosamente a mano, proseguì senza particolari intoppi nelle fasi di riduzione della rugosità – con abrasivi sempre più fini con carburo di silicio, che è composto dai granelli delle carte abrasive di granulometria 60, 120, 220, 400, 600 e 800.

Non avendo abrasivi più fini, tipo il 1200 e il 1500, iniziai la lucidatura: lavorai per 10, 20, 30 ore, ma lo specchio faticava a lucidarsi. Sarebbe stato meglio acquistarli, gli abrasivi più fini... Per la lucidatura ci vollero ben 80 ore di lavoro! La parabolizzazione si esaurì in “sole” 20 ore, che decisi di terminare quando le misure sul banco ottico con maschera di Couder dicevano che lo specchio aveva un errore residuo picco-valle sul fronte d’onda di lambda/3 e addirittura di lambda/10 per i 400 mm centrali. Come poi dimostrarono gli anni successivi di osservazioni, l’errore di lambda/3 su tutto lo specchio di 520 mm di diametro era più che accettabile e mai l’avrei rimpianto anche nelle serate di estrema calma atmosferica.

Era il 1997 e il Dobson da 520 mm di diametro e 2300 mm di focale era pronto! Una sua foto, autografata da John Dobson in persona, con cui riuscii a parlare in occasione della sua visita a Perugia nel 2004, fa ora bella mostra nell’album dei ricordi.

Questo strumento ha dato enormi soddisfazioni ed è stato protagonista negli ultimi 15 anni allo Star Party di St. Barthelemy; centinaia di appassionati e curiosi hanno potuto godere delle meraviglie celesti. Il salto di qualità ottenibile con questo strumento rispetto al precedente Dobson da 280 mm è evidente osservando i pianeti ma soprattutto sugli oggetti del profondo cielo. Aggiungo però che, benché il diametro del telescopio sia fondamentale, per l'osservazione

Sopra. Il telescopio Dobsoniano da 520 mm di diametro costruito dall’autore nel 1997. A sinistra la foto autografata da John Dobson. A destra, con l’autore l’amico di mille osservazioni Roberto Marioni.