Coelum Astronomia 211 - 2017 - Page 68

Conclusioni

L’osservazione del cielo ha sempre affascinato il genere umano fin dall’antichità e per centinaia di anni le uniche osservazioni sono state possibili solo a occhio nudo. Sono passati circa quattro secoli dall’invenzione del primo cannocchiale, che Galileo per primo puntò verso i crateri lunari, i satelliti di Giove e che utilizzò per osservare le fasi di Venere. Da quel cannocchiale, da quelle prime osservazioni è trascorso tanto tempo.

Oggi la tecnologia, con l’utilizzo di camere CCD specializzate per l’utilizzo astronomico, ha permesso all’astronomia amatoriale di compiere un grande salto di qualità. L’astronomo dilettante può svolgere un ruolo fondamentale e di primo piano nel mondo dell’astronomia, dal momento che la qualità e la profondità delle proprie osservazioni e il dettaglio delle riprese ha raggiunto un livello molto alto. L’Universo può essere studiato e compreso anche con strumenti non professionali. Un telescopio di 25 cm di diametro, collimato e otticamente in ordine, permette di ottenere ottimi risultati. Gli ingredienti principali sono sicuramente la passione, la voglia di apprendere sempre e la capacità di sperimentare sempre nuove soluzioni e approcci.

Fino a qualche anno fa era impensabile poter catturare i dettagli superficiali di pianeti come Venere, Giove, Saturno e Marte con qualità e risoluzione paragonabili a quelle dei grandi telescopi professionali. Lo stesso vale anche per le acquisizioni deep-sky, in cui l’utilizzo di filtri particolari e specializzati, accoppiati con le camere CCD o CMOS di ultima generazione, permettono di ottenere immagini con un rumore molto contenuto e consentono di aumentare moltissimo il valore qualitativo e scientifico di un’immagine.

Ma in ogni lavoro, dalla ricerca allo studio di particolari dettagli o al semplice scatto di un oggetto celeste, occorre seguire rigorosamente alcune regole, quelle del metodo scientifico: raccolta dei dati, estrapolazione delle informazioni, interpretazione dei dati e lo sviluppo di una ipotesi che possa giustificarli e allo stesso tempo possa prevedere tutta una serie di eventi appartenenti alla stessa famiglia. Un qualsiasi esperimento scientifico e i dati che se ne ricavano devono essere ripetibili da ogni osservatore. Quando si scopre un nuovo oggetto o si riescono a catturare dei dettagli mai visti prima, ogni osservatore, opportunamente informato, deve poter riprodurre i risultati dello scopritore: in caso contrario i dati ricavati non possono essere accettati o servono comunque ulteriori verifiche.

Le informazioni scientifiche prodotte dagli astrofili, in caso di nuove scoperte, vanno per questo motivo inviate all’l’AAVSO, per le stelle variabili, al Minor Planet Center, per gli asteroidi, o al CBAT per comete, novae e fenomeni transienti, in modo tale che sia possibile verificare e controllare quanto rilevato e confrontarlo con altre segnalazioni, confermando o meno l’avvenuta scoperta (o prediscovery, come nel mio caso). Tutto ciò garantisce e certifica la scoperta fatta.

Come dicevo poco fa, l’osservazione del cielo ha sempre affascinato il genere umano e la prediscovery da me compiuta nella bellissima galassia M 81 oltre che darmi una grande gioia e soddisfazione, non fa altro che alimentare quella curiosità e quella sete di conoscenza che mi sprona a scrutare, con i miei strumenti, l’Universo e, come me, allo stesso modo, spinge numerosi altri astrofili, con la consapevolezza di poter in ogni momento compiere una nuova ed emozionante scoperta.

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