Coelum Astronomia 211 - 2017 - Page 49

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Sopra. La supernova SN2011fe esplosa in M101, ripresa da Flavio Castellani.

direzionalità dello strumento, infatti applicando alcune funzioni geometriche alle dimensioni dei tubi, si trova che lo strumento vede un angolo solido di cielo pari a circa 0,5 steradianti (vedi immagine nella pagina precedente, riquadro B). Non a caso Rossi denominò questo tipo di apparati “telescopi per raggi cosmici”. Sebbene questa caratteristica può essere un limite sul campo inquadrato, e quindi sul conteggio del flusso totale (i muoni che attraversano i tubi fuori dall’angolo di visione, inevitabilmente, non saranno rivelati), per alcuni esperimenti (che vedremo in seguito) questo può essere un vantaggio.

Tre luci LED montate sul rivelatore monitorano l’attività dei GMT, una per ogni tubo e la terza per il controllo del circuito di coincidenza. Il collegamento con il computer avviene tramite una comune connessione USB. Due delle caratteristiche inizialmente richieste sono state soddisfatte: la sua semplicità costruttiva e la sua resistenza e affidabilità (si consideri che alcuni AMD5 sono collegati ininterrottamente da oltre quattro anni senza problemi).

Il terzo parametro, quello relativo al costo, rimane purtroppo ancora in parte da risolvere, pur non raggiungendo costi esorbitanti.

Attualmente il progetto ADA consiste in un array di 18 rivelatori distribuiti su tutta la penisola italiana. Il più alto, in termini di latitudine (e, per coincidenza, anche per altitudine) risiede all’Osservatorio del Monte Lema in Svizzera, mentre quello alla latitudine inferiore (e a livello del mare) è ospitato dall’Istituto di Istruzione Superiore "LS-IPSCT" di Cariati (CS).

Finalità e risultati

Lo scopo principale del progetto è la divulgazione di questa materia a livello popolare e lo strumento AMD5 è un ottimo veicolo per raccontare il fenomeno raggi cosmici. A livello didattico, gli esperimenti applicabili sono davvero numerosi e, a livello scientifico, il progetto nasce per indagare gli sciami estesi e la natura dei raggi cosmici UHECR (Ultra High Energy Cosmic Rays), particelle di altissima energia che provengono da acceleratori di particelle cosmici. E infine, ma non ultimo, c’è la speranza di riuscire a percepire l’esplosione della prossima supernova galattica tramite il flusso dei raggi cosmici.

Come si è detto precedentemente, i segnali registrati contemporaneamente da rivelatori vicini indicano la presenza di particelle cosmiche di altissima energia. Per questo è importante l’analisi dei dati provenienti dai vari rivelatori e a questo fine è stato compiuto e si sta compiendo un grande sforzo. Il tempo da riservare all’analisi dei dati è in effetti una questione delicata, che riguarda tanto gli esperimenti professionali, quanto quelli amatoriali. L’aneddoto seguente ne è un esempio interessante: nel 1993 all’osservatorio FLY’s EYE fu identificato il più grande evento mai registrato a quel tempo, un protone dell’energia di 3x1020 eV (300 EeV), un’energia di diversi milioni di volte superiore a quella raggiungibile tramite il Large Hadron Collider), ma la particella era arrivata nell’ottobre del 1991 e identificata solo grazie a uno studente che, per puro caso due anni dopo, stava analizzando i dati!

Uno degli obiettivi futuri per ADA è l’automatizzazione dell’analisi dei dati. Attualmente se il flusso dei rivelatori supera una certa soglia impostata, il sistema invia automaticamente una notifica di allerta via e-mail e, se il segnale è significativo, i dati devono essere analizzati manualmente (vedi riquadro A nella figura della prossima pagina). Per quanto riguarda l’identificazione degli sciami, bisogna sottolineare che i rivelatori sono ancora “pochi e troppo distanti l’uno dall’altro: solo in alcuni casi si arriva entro il limite massimo che (a seconda dell’energia) dovrebbe essere tra i 50 e i 100 chilometri (dati verificati tramite il modello di calcolo CORSIKA).