Coelum Astronomia 211 - 2017 - Page 46

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spazio. L’idea di misurare gli sciami atmosferici fu messa in pratica da Pierre Auger (fisico francese) con il collega Paul Ehrenfest. I due studiosi, conducendo degli esperimenti sulle Alpi svizzere, si accorsero che i segnali simultanei dai rivelatori (anche se diminuivano progressivamente con la distanza) rimanevano persistenti tra rivelatori distanziati di oltre 300 metri. Gli esperimenti evidenziarono che gli sciami possono estendersi su grandi superfici e per questo furono chiamati EAS (Extensive Air Showers). Oggi sappiamo che gli sciami si possono estendere addirittura per diverse decine di chilometri.

Il primo grande Osservatorio a matrice fu quello di Volcano Ranch (un’area del New Mexico – USA) e tra gli storici Osservatori ad array vanno ricordati FLY’s EYE, diventato poi HIRES (Utah – USA) e AGASA (100 km2 in Giappone). Attualmente il più grande Osservatorio di raggi cosmici a matrice tuttora in funzione è Auger (in onore del fisico francese) situato in Argentina che si estende su una superficie di 3000 km2 con oltre 1600 rivelatori installati (vedi figura in alto). I suoi risultati sono stati talmente interessanti da guadagnarsi un recente ampliamento e una proroga sulla durata dell’esperimento (per questione di costi, tutti gli esperimenti hanno una durata prestabilita).

Sopra. Rappresentazione schematica del dispiegamento di rivelatori all’Osservatorio Auger in Argentina, sopra a destra uno dei suoi rivelatori (cortesia Pierre Auger Observatory).

Nascono il progetto ADA e il rivelatore AMD5

Essendo a conoscenza dei metodi che sfruttano array di rivelatori per misurare il flusso delle particelle cosmiche o, per meglio dire, atmosferiche, è stato inevitabile tentare di riportare questo tipo di attività in campo non professionale. Concettualmente il progetto ADA era già nato.

Il tassello principale del progetto era naturalmente il rivelatore. Le caratteristiche essenziali che lo strumento doveva rispettare erano: la semplicità, l’affidabilità e la possibilità di costruirlo a costi contenuti. Uno strumento simile era già esistente e rimasto a impolverarsi su uno scaffale: era il rivelatore di muoni AMD4 (Astroparticle Muon Detector), il quarto di una serie di prototipi, utilizzato durante la spedizione VHANESSA che è stato subito collegato a un computer e messo in funzione iniziando a registrare il flusso dei raggi cosmici quotidianamente. A questo punto mancavano ancora solo un paio di pezzi per completare il puzzle.

Per raccogliere i dati del flusso dei raggi cosmici è stato sviluppato un software dedicato, chiamato