Coelum Astronomia 211 - 2017 - Page 20

Idrogeno molecolare nell’oceano di Encelado

Nell’oceano sotterraneo di Encelado, là sotto alla superficie ghiacciata della sesta luna di Saturno, c’è attività idrotermale.

Attività termale significa energia. Ed energia significa possibilità di vita. Sottolineiamolo bene, è una possibilità, perché ciò che l'instancabile sonda Cassini della NASA (ma equipaggiata con strumenti forniti in buona parte dall’ASI, l’Agenzia Spaziale Italiana) ha scoperto, nell’oceano di Encelado, non è la vita e non sono nemmeno tracce di vita passata. Ma il modo in cui gli scienziati sono giunti a questa conclusione – annunciata in conferenza stampa internazionale dalla NASA il 13 aprile – vale da solo tutto il clamore che la notizia ha suscitato.

Partiamo dal principio. È il 28 ottobre 2015 e la sonda Cassini, a oltre un miliardo di km dalla Terra, si appresta a compiere il suo ventunesimo sorvolo di Encelado, una delle tante lune del "Signore degli anelli", la sesta per dimensioni (circa 500 km di diametro). L'obiettivo del flyby è l’analisi delle sostanze presenti negli ormai celebri pennacchi (plumes in inglese), dei geyser che fuoriescono dalla calotta australe della luna che, alimentati da un oceano sotterraneo, sparano nello spazio circostante centinaia di chili di materiale al secondo. Di che materiale si tratta? Per scoprirlo,

il 28 ottobre 2015 i responsabili della missione

fanno scendere la Cassini fino a 49 km dalla superficie della luna, guidandola quasi esattamente sulla verticale dei pennacchi a 8,5 km al secondo (circa 30mila km/h). Ed è lì che, per oltre un minuto, lo spettrometro di massa della sonda – INMS, Ion and Neutral Mass Spectrometer – si dà da fare per catturare, classificare e pesare le molecole.

Soprattutto pesare. Già, perché ciò che il team guidato da Hunter Waite del Southwest Research Institute di San Antonio, Texas, vuole stabilire sono le quantità di acqua (H2O), anidride carbonica (CO2) e idrogeno molecolare (H2) presenti nei pennacchi, così da poter fare ipotesi sul contenuto dell’oceano sotterraneo, su eventuali processi in atto là sotto la superficie ghiacciata della luna e sulla quantità d’energia che questi processi eventualmente sviluppano.

L’ostacolo maggiore è il rumore di fondo, la contaminazione. Vale a dire le molecole che arrivano allo spettrometro non dai pennacchi di Encelado ma da altre fonti.

«Abbiamo la necessità di eliminare le altre sorgenti di H2, per esempio le molecole d’acqua che si scontrano con la superficie dello strumento»,

di Marco Malaspina - Media INAF

20

Coelum Astronomia