Coelum Astronomia 211 - 2017 - Page 161

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Recensione

Recentemente l’Organizzazione Mondiale della Sanità (OMS) ha rivolto all’Europa un richiamo ufficiale a causa della riduzione pericolosa della copertura vaccinale, che in alcune nazioni sta scendendo sotto ai livelli che vengono considerati protettivi. L’Italia è uno dei sette Paesi che devono fare uno sforzo ulteriore per aumentare le vaccinazioni contro il morbillo. La popolazione italiana sta rischiando di perdere quella che viene definita “immunità di gregge”, una condizione che non permette alle malattie infettive di diffondersi nella popolazione e che si raggiunge, a seconda della contagiosità delle malattie, quando una frazione corrispondente all’85-95% degli individui appartenenti alla popolazione sono vaccinati.

La vaccinazione è la pratica di prevenzione di malattie mortali, o gravemente invalidanti, più importante mai introdotta nella storia della medicina. Insieme alle moderne pratiche di igiene e all’uso di antibiotici, i vaccini hanno eliminato la maggior parte delle malattie infettive che hanno da sempre afflitto l’umanità.

Secondo un recente documento (il Global Action Plan) dell’OMS, nel decennio 2011-2020 i vaccini eviteranno 25 milioni di morti, come dire che si salveranno 2,5 milioni di vite all’anno nel mondo. Per la popolazione italiana, che è circa lo 0,7% della popolazione mondiale, secondo queste stime, l’assenza di vaccini causerebbe circa 17800 morti all’anno, 50 al giorno, 2 ogni ora.

Difterite, tetano, vaiolo, poliomielite, pertosse, morbillo, rosolia, varicella, epatite B, emofilo, sono i nomi di malattie che la maggior parte delle giovani generazioni non ha mai visto da vicino e delle quali leggiamo nei libri di testo di medicina. Tuttavia, prima dell’introduzione della vaccinazione, queste malattie erano la causa principale della mortalità infantile. Non più di un secolo fa, meno di due nati su cinque raggiungevano l’età di venti anni, gli altri soccombevano alle malattie infettive. La mortalità infantile è ancora un grande problema nei paesi in via di sviluppo, dove ogni anno circa 10 milioni di bambini muoiono ancora a causa di malattie che potrebbero essere prevenute usando i vaccini attualmente disponibili.

Ciò nonostante, la vaccinazione è oggi molto spesso oggetto di critiche indiscriminate, fatte nella maggior parte dei casi da persone che ne ignorano l’effettiva importanza e diffuse principalmente via web, in assenza di filtri e verifiche da parte di organismi esperti sulla qualità e sulla serietà di queste informazioni. E così, alcuni attribuiscono ai vaccini malattie come la ‘sindrome del golfo’ dei militari americani che tornavano dalla guerra in Iraq, oppure l’autismo. E’ purtroppo molto semplice e di effetto attribuire ai vaccini un ruolo nella genesi di malattie delle quali non conosciamo ancora i meccanismi che portano alla loro manifestazione.

Di questo parla diffusamente il libro di Andrea Grignolio “Chi ha paura dei vaccini?”, che ha anche il grande merito di affrontare in modo originale, semplice e convincente, l’aspetto della percezione personale e sociale del problema ‘vaccinazione’ in tutte le sue articolazioni. Il libro è diviso in sei capitoli, i cui titoli è utile menzionare perché ne illustrano molto bene i contenuti: “I genitori dei bambini non vaccinati”, “Breve storia dei movimenti antivaccinali”, “Le accuse ai vaccini presenti sul web”, “Come smascherare gli ‘esperti’ antivaccinali”, “Passato presente e futuro dei vaccini” e, da ultimo, “La cittadinanza attiva nella società della conoscenza”. L’autore analizza inizialmente le basi evolutive dei meccanismi che caratterizzano i processi decisionali dei genitori nei confronti delle vaccinazioni dei loro bambini. Riflette poi sugli effetti dei cambiamenti sociali che hanno fortemente modificato il rapporto medico-paziente. Oggi molti pazienti si informano direttamente su “internet” e si è in parte indebolita l’autorevolezza della figura del medico. Grignolio analizza la storia dei movimenti